Nel suo blog Richard Edelman, presidente dell’omonima società di PR, la più grande al mondo, ha dedicato ampio spazio al citizen journalism, il giornalismo partecipativo, dove il giornalista è un cittadino che volontariamente decide di scrivere un pezzo e lo invia a una testata. Non quindi un professionista, ma una persona che nella vita fa altro. Un ordinario cittadino, che riporta notizie quando ne incontra.
L’intervento di Edelman prende spunto da una convention mondiale che si è tenuta in Corea e che coinvolto più di 300 citizen journalists provenienti da vari paesi. L’incontro è stato organizzato da Yeon-Ho Oh, il proprietario del giornale coreano on line OhmyNews che si basa per i propri contenuti su una rete di 30.000 citizen journalists. Notare che questi sono pagati per i pezzi che vengono pubblicati.
Riporto di seguito quanto ha detto Yeon-Ho Oh sul citizen journalism (tratto da Edelman, traduzione mia):
"Uno degli elementi chiavi della democrazia è la democrazia partecipativa, la democrazia aperta a chiunque voglia parteciparvi. Nel giornalismo però c’è voluto molto tempo prima che la democrazia partecipativa divenisse una realtà. Il giornalismo a senso unico era considerato un dato di fatto: era unanimamente accettato che i giornalisti di professione scrivessero i pezzi e che i cittadini li leggessero. Voi [ndr: i citizen journalists presenti alla convention] avete cambiato questa situazione. Avete trasformato il giornalismo a senso unico in giornalismo a doppio senso. I cittadini ora non sono più spettatori. E’ iniziata una nuova era in cui i normali cittadini posso diventare giornalisti in qualunque momento lo desiderino e così facendo contribuire alla pubblica opinione" (Oh, Yeon-Ho all’OhmyNews International Citizen Reporters Forum, 24 giugno 2005).
E ora un esempio di citizen journalist, anche questo tratto dal blog di Edelman (traduzione sempre mia):
"Sono arrivato a OhmyNews dopo avere letto questo articolo sul blog. Mi sono iscritto come ‘citizen reporter’. Dopo gli attacchi terroristici del 7 luglio a Londra, ho scritto un articolo su un grafico che ha creato un logo per testimoniare la resistenza agli attacchi. L’ho inviato a OhmyNews e ho ricevuto una risposta immediata da un redattore di Seul. La storia è apparsa sulla prima pagina del sito web qualche ora dopo. Il mio compenso è stato di 20.000 cybercash (circa 20 dollari). Certo non diventerò ricco in questo modo, ma il sistema di OhmyNews lavora in maniera molto efficiente e hanno una copertura di 24 ore da tutti i punti del mondo".
Quindi sembra farsi avanti, grazie alle nuove possibilità di convidere l’informazione, l’effettiva possibilità che il cittadino diventi reporter, nel senso letterale del termine, cioè che riferisca di fatti ed eventi. Un cittadino che non è un giornalista di professione, questo è il punto: siamo davvero di fronte a un cambiamento epocale nel mondo dell’informazione? Stiamo andando verso un’informazione più atomizzata, dove tutti diventeremo produttori e consumatori di informazione allo stesso tempo?
Certo che questo potrebbe avere delle notevoli ripercussioni nel settore delle relazioni esterne. Per i responsabili della comunicazione e delle relazioni esterne potrebbe volere dire deviare alcune risorse finanziarie dall’ufficio stampa a servizi web che permettono una maggiore diffusione dell’informazione: che senso avrebbe infatti continuare a fare comunicati stampa quando il referente principale diventa il cittadino comune? Ecco che in questo caso secondo Richard Edelman si porrebbe come priorità la necessità di investire in maniera notevole sul Word-of-Mouth marketing (marketing del passaparola) e altri mezzi simili. Chiaramente si sta ragionando in termini estremi, non è realistico credere che il citizen journalism soppianterà quello tradizionale, ma è forse realistico prevederne una crescita.
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