Minacciare il commerciale per ottenere un giornalista

pesi.jpgNel tempo libero che ho (sempre meno a dire la verità) sto leggendo "Getting Free Publicity" di Pam e Bob Austin. Un libro interessante, comprato a Londra, che illustra come funzionano in generale le relazioni con la stampa nel mondo anglosassone (lo trovate su Amazon). E’ una vera e propria guida per chi volesse aprire un ufficio stampa, un classico "how-to", come efficacemente lo definiscono gli inglesi.

Tra i consigli su come approcciare un direttore o un caporedattore di una testata, trovo il seguente (traduzione mia):

Non cercate di spingere un direttore a pubblicare le vostre notizie dicendogli che fate pubblicità sul suo giornale. Molti direttori hanno poco o niente a che fare con la pubblicità e ci tengono alla loro indipendenza.

Posso credere che questo possa essere vero nella stragrande maggioranza dei casi per quanto riguarda il mondo anglosassone. Nella mia esperienza (italiana) vedo invece che quando con un direttore si sono esaurite le argomentazioni sul lato puramente comunicativo ("dovresti proprio venire a questo evento perché è veramente interessante per la rivista e il vostro pubblico") non è raro passare alle argomentazioni commerciali ("dovresti proprio venire perché l’azienda per la quale lavoro investe un sacco di soldi sulla tua rivista").

Etico o non etico? Mi dicono che talvolta però funziona.

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  1. In effetti molto spesso il direttore non c’entra davvero nulla con chi si occupa della pubblicità. Altrimenti non esisterebbero le concessionarie di pubblicità (vedi ad es. Manzoni), no?
    Però magari in un periodo di crisi dell’editoria questa può diventare l’ultima carta da giocare, ma speriamo solo quando ormai non c’è proprio più nulla da fare.
    Altrimenti finiremo per leggere solo un mucchio di redazionali senza che questo venga indicato da nessuna parte.

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