Sui blog di RP anglosassoni, ma è ripreso anche da Enrico Bianchessi e da Italo Vignoli, sta tenendo banco la questione dell’efficacia del comunicato stampa. L’avevo già affrontanta nel mio piccolo anch’io, riportando i risultati di una mia ricerca su un gruppo ben nutrito di giornalisti.
Tom Foremsky è dell’idea che non si debbano ancora suonare a morto le campane per il caro vecchio comunicato stampa. E d’altronde io è da poco più di due anni che ne scrivo, perché volete togliermelo ora? Scherzi a parte, Foremsky invece che annunciare il lutto crede si possa rivitalizzare lo strumento. Il comunicato stampa va rimodulato. Quanto ci dice e Foremsky a me sembra, oltre che di buon senso, anche utile (almeno per quella che è la mia esperienza):
Rimodulate il comunicato stampa in sezioni speciali ed etichettate l’informazione. In questo modo nelle mie vesti di editore posso preassemblare una parte della storia e rendere utile l’informazione:
- date una breve descrizione del contenuto del vostro annuncio, ma lasciate l’interpretazione ai giornalisti. I giornalisti comunque daranno un’intepretazione, per cui perché vi dovete disturbare a darla voi? Siate diretti piuttosto che interpretativi.
- fornite una pagina di dichiarazioni dei dirigenti;
- fornite una pagina di dichiarazioni dei clienti, se è il caso;
- fornite una pagina di dichiarazioni di analisti, se è il caso;
- fornite informazioni finanziarie in molti formati differenti;
- fornite molti link nel comunicato e una pagina di link rilevanti ad altre storie o fonti di riferimento.
Che dire? Tutto ampiamente condivisibile, in particolare quando Foremsky raccomanda di non essere interpretativi ma informativi: ai giornalisti non piace giustamente essere guidati nell’interpretazione, la considerano una lesa maestà. E’ sempre opportuno per chiarezza spiegare le proprie ragioni e visioni della questione, ma comunicati stampa di sole interpretazioni credo siano poco efficaci.
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