L’informazione nel mondo enogastronomico

In Wall Street di Oliver Stone, Gordon Gekko, cinico speculatore di borsa, esclama entusiasta : "The most valuable commodity I know of is information" ("Il bene più di valore che conosca è l’informazione", anche se nel film italiano commodity è stato scandalosamente tradotto con comodità, non so se per esigenze di doppiaggio o se per ignoranza).

L’informazione è veramente un bene di grandissimo valore e a me pare che nel mio settore ce ne sia sempre meno. Dando un’occhiata ai giornali di settore, alle numerose newsletter e ai blog noto che:

  • la maggior parte dei pareri espressi sui prodotti non hanno una base oggettiva. Nel mondo del vino per potere esprimere un giudizio per molti è sufficiente: stappare la bottiglia, versarne una certa quantità nel bicchiere, procedere a una degustazione, assegnare un punteggio al vino in virtù di non si sa quale calcolo, diffondere ai quattro venti il parere (ho messo le fasi nell’ordine logico di esecuzione, ma non è mica certo che sia sempre così);
  • le polemiche dei cosiddetti critici enogastronomici sono in aumento perché sono aumentati i canali attraverso i quali portarle avanti. Una volta le schermaglie tra i filofosi del vino si combattevano sulle riviste. Così prima di impiegare il costoso spazio di una rivista per scrivere scemenze ci si pensava un po’. Internet invece offre ampi spazi a basso costo ed è un fiorire di piccole polemiche e micro-litigi quotidiani;
  • i produttori di vino non sanno più a che santo votarsi per emergere in questa confusione. Da una parte alcuni hanno scelto la via dell’indipendenza di mezzi ed espressione, come ha fatto Susanna Crociani, dall’altra molti cercano di entrare in giri di amicizie più o meno influenti, con costi che possono stritolare i bilanci aziendali.

Questa non è informazione, vale a dire che non è un trasferimento di conoscenza da un soggetto all’altro. Perché qui di conoscenza non ce n’è. Il mondo del vino è un settore sempre più autoreferenziale che sta drammaticamente amplificando questa sua tendenza con l’abuso di internet.

In questo momento apocalittico ho ricevuto l’altro giorno una telefonata da parte di una giornalista che ho molto apprezzato. Mi ha chiesto se poteva mandare in azienda una serie di prodotti e ricevere un’opinione. Le ho spiegato che per tracciare un profilo di un prodotto ed esprimere un parere ci affidiamo all’analisi sensoriale. Quindi dobbiamo riunire un gruppo di assaggiatori, sottoporgli i prodotti, raccogliere i dati, elaborarli su base statistica ed emettere un report finale. E questa è una procedura che avrebbe richiesto un certo tempo rispetto alla sempice degustazione personale. Quello che mi ha fatto piacere è che la giornalista ha compreso perfettamente l’approccio e mi ha detto che mi avrebbe richiamato più avanti per organizzare un gruppo di assaggio con maggiore calma. Ha capito quindi che lo facevo per darle un’informazione corretta per i suoi lettori e ha apprezzato la serietà.

Questo per dire che qualcosa sta iniziando a cambiare anche in un settore dominato per anni da grandi mostri sacri di cui la parola è stata legge per l’umanità intera (e da un codazzo di discepolucci con minore carisma che provano a fare i maestri di vita). Forse stiamo virando verso l’informazione, la strada è ancora lunga ma sembra che il pensiero di Gordon Gekko stia fortunamente riprendendo quota.

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  1. L’informazione… sì è davvero un bene prezioso. ma possiamo votarci alla stampa e ai giornalisti?
    Fino a dove comandano le cosiddette “marchette” ? quanto potere hanno realmente i famosi coordinatori redazionali? sono una p.r. e da poco lavoro in ufficio stampa prodotto. mi rendo conto che il lancio di una nuova referenza , per quanto valida e innovativa, debba sempre essere supportata da una pianificazione. è giusto? è vera informazione?
    (c’ero anch’io a Cibus..)

  2. Laura, cosa intendi per pianificazione: intendi dire che per avere notizie pubblicate devi per forza comprare anche pagine di pubblicità? Non lo so, non ne ho molto esperienza perché io lavoro per una società di ricerca e consulenza e immagino che i miei prodotti siano molto diversi dai tuoi. Però sono un ottimista e credo nella forza dell’informazione: quando ho avuto qualcosa di veramente interessante tra le mani, finora ho sempre trovato almeno un giornalista che ne ha capito il valore e ne ha parlato. Spero che sia così anche in futuro.

  3. Un grande esempio di come l’ informazione enogastronomica meriti un potenziamento anche e sopratutto a livello internazionale a mio parere è il mercato britannico. Il mercato anglosassone rappresenta infatti una delle quote di consumatori internazionali più aperta verso la scoperta di sapori eno-gastronomici stranieri. Il punto fondamentale è di sfruttare direttamente questo vantaggio competitivo in loco eliminando intermediari e accorciando così il canale distributivo-divulgativo. Internet e le strategie di web marketing correlate offrono una soluzione ai naturali costi di apertura, logistici e amministrativi, legati all’apertura di un’attività all’estero. Tuttavia proprio per la forte concorrenza anglosassone, tradizionalmente incline a sfruttare le risorse altrui, in ambito eno-gastronomico ma anche in quello turistico, si contano più portali e siti di commercio elettronico inglesi che italiani. Questo in ambito strettamente economico ci rende dipendenti da una promozione internazionale delle nostre risorse che in realtà potremmo agevolmente svolgere autonomamente e forse con migliori risultati

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