Giornalismo e responsabilità sull’informazione scientifica

C’è un punto che può essere spinoso nelle relazioni con la stampa quando si cura un ufficio stampa di un’azienda o di un ente che si occupa di ricerca scientifica. Questo punto è la precisione dell’informazione finale fornita dal giornalista al suo pubblico.

Mi spiego subito con un esempio, mia recente disavventura. Mi chiama una giornalista di uno dei due grandi e storici settimanali italiani. Sta facendo un servizio su un determinato tema e vorrebbe il parere di un esperto del settore. Il vicepresidente della società per cui lavoro è proprio un esperto del settore, avendo noi lavorato a lungo sul tema d’interesse della giornalista. Pongo in contatto direttamente la giornalista con il mio vicepresidente. Quando esce il pezzo scopriamo che le dichiarazioni del vicepresidente sono state completamente travisate, in modo a dir poco semplicistico e imbarazzante. Una telefonata, direttamente del vicepresidente, per capire cosa è successo. La signora risponde che ha passato il pezzo alla redazione e qualcuno, di là, ha fatto un po’ di editing (senza troppi complimenti a quanto sembra). Una situazione poco piacevole soprattutto perché le dichiarazioni mal riportate non sono state pubblicate su un settimanale qualunque, ma su uno dei più grandi del nostro paese. Non è colpa della giornalista, lei ha passato il pezzo. Non è colpa del redattore, lui ha fatto l’editing. Insomma , non è colpa di nessuno e neanche del sottoscritto perché noi non abbiamo potuto avere in revisione il pezzo. Apparentemente nessuno ha colpa in modo specifico: è la filiera che non ha funzionato. Ma il danno d’immagine per noi comunque c’è stato e il pubblico comunque ha letto cose non corrispondenti alla realtà.

Tutto ciò si sarebbe potuto evitare se avessimo potuto avere in revisione il testo, dato che il passaggio incriminato era tecnico. Ecco il problema: a molti giornalisti non piace dare in revisione i testi, nemmeno se si tratta di pezzi con elementi tecnici dove con grande facilità si può commettere un errore, riportare inesattezze. Vuoi perché il tempo scarseggia, vuoi perché alcuni giornalisti la prendono come un controllo del loro ruolo (e non metto in dubbio che il rischio in questo senso ci potrebbe essere). Fatto sta che l’unico controllo sull’esattezza tecnica di quanto scritto non è purtroppo delegabile al giornalista o alla redazione o ad altri. Nel caso specifico solo noi potevamo controllare la correttezza dell’editing della redazione perché eravamo gli unici veramente competenti. In altri casi abbiamo potuto farlo ed evitare che venissero pubblicate cose palesemente errate, non per malafede o cattiva volontà dell’estensore del pezzo, ma perché nessuno nasce tuttologo e, per quanto capaci si può essere, non si può arrivare cogliere i dettagli di un discorso scientifico in una telefonata di trenta-quaranta minuti.

Credo che questo sia un passaggio delicato che riguarda molte delle materie scientifiche che, per un motivo o per l’altro, vengono trattate sui grandi media generalisti in modo istantaneo, cioè laddove non assumono la forma di rubriche o inchieste gestite da un giornalista specializzato. Sembra al momento un nodo che non si riesce a sciogliere. Sapete meglio di me che la rettifica è sempre possibile, accettata da un punto di vista deontologico e tutelata legalmente. Ma sapete altrettanto meglio di me che il suo valore è pressoché nullo perché tutti ricordano la notizia, e nessuno si cura delle correzioni e delle precisazioni successive

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One Response to “Giornalismo e responsabilità sull’informazione scientifica”

  1. Gionnipeppe scrive:

    Appena laureata (astronomia) mandai il cv ad un service editoriale. Sorpresi, mi dissero che gli si proponevano solo laureati in lettere. Furono pero’ abbastanza lungimiranti da chiamarmi per revisionare le bozze di un’enciclopedia, in particolare i lemmi scientifici. Trovai strafalcioni tremendi, lasciati da chi aveva fatto l’editing: ad esempio risultava che la distanza fra Terra e Sole era di 150.000 km! Mi trovai in parecchi casi a fare lavoro di redazione, piu’ che di correzione di bozze.

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