Come affermato più volte da più voci, le relazioni pubbliche godono spesso e volentieri di un’immagine che non si può certo definire positiva. Generalmente, per quanto ho potuto verificare in questi tre anni di lavoro, sono percepite nel migliore dei casi come un accessorio aziendale cui non si può rinunciare ma che non si capisce. Quindi il pensiero di molti è come fare a riposizionare le RP. Non si tratta soltanto di fare le RP delle RP ma secondo alcuni di trovare dei metodi che certifichino, o comunque attestino, la professionalità degli operatori nel mercato delle RP.
Italo Vignoli riporta come sia importante in tal senso la conversione di Harold Burson, fondatore dell’omonima agenzia di RP, che ha recentemente affermato che:
"Probabilmente le relazioni pubbliche non raggiungeranno lo status professionale che desiderano e meritano, a meno che non adottino un meccanismo di licensing".
Non ho tradotto quest’ultimo termine perché mi sembra proprio quello sul quale si deve discutere. Si intende con licensing un meccanismo che verifica la competenza di chi desidera lavorare nelle relazioni pubbliche. Ciò che non mi è chiaro è come dovrebbe operare questo meccanismo. Opererebbe su una base coercitiva o volontaristica? Vale a dire: si rifarebbe al meccanismo degli Ordini, che però hanno dimostrato di non essere particolarmente efficaci? Oppure avrebbe carattere di certificazione volontaria per la quale chi desidera potere farsene fregio si sottopone al vaglio di un ente terzo? E quale sarebbe questo terzo ente? Potrebbe forse essere la FERPI? O sarebbe da percorrere la strada di una vera e propria certificazione dei servizi offerti dalle agenzie e società con tanto di manuale qualità secondo le norme ISO, con questa certificazione che arrivi a includere un’abilitazione dell’operatore di relazioni pubbliche?