Ho ricevuto per e-mail questo commento di Attilio Scotti, giornalista enogastronomico:
Credo che i tradizionali quotidiani cartacei e le centinaia di riviste di enogastronomia cartacee che si pubblicano in Italia, difficilmente mettono in evidenza certe verità sui vini come invece fanno i quotidiani o blog in rete. I motivi sono diversi e per certi versi complicati ma sono dell’avviso che senza quotidiani o blog in rete la verità sul pianeta vino sarebbe certamente avvolta nel silenzio. Anche un’altra considerazione: l’immediatezza della notizia in rete. Spesso sui quotidiani cartacei è datata come sono datate le notizie su eventi o manifestazioni enoiche che si leggono su riviste di settore, quando le stesse sono già passate. (in media la spedizione postale impiega dieci/quindici giorni dalla data di spedizione all’arrivo a destinazione).
Finora non ho mai espresso il mio pensiero sul tema della credibilità di blog e giornali on line, sono sempre stato un po’ alla finestra. Ma dato che il collega e amico Alessandro Maurilli mi ha chiesto un commento a questo outing di Scotti, sono ben contento di dire la mia, per quanto può valere. Scotti si riferisce all’informazione enogastronomica, ma preferisco parlare più in generale del contrasto tra on line e off line riferito all’informazione più in generale.
La questione Internet (sito o blog) vs. carta stampata mi pare un po’ provinciale, se consideriamo che molta dell’informazione straniera ha scelto, e alcuni da tempo, di andare verso l’integrazione delle due forme. Questo soprattutto nel giornalismo anglosassone. E ciò per quanto riguarda la forma.
Per quanto riguarda la sostanza, le posizioni sono antiche. I sostenitori della carta stampa difendono questo mezzo perché esisterebbe un controllo editoriale sui contenuti, quindi più certezza delle fonti e di quanto detto. Dall’altra parte i sostenitori dei blog o dei siti svincolati dai grandi gruppi editoriali si sentonto i paladini indipendenti della verità. A parte il fatto che l’indipendenza è spesso tutta da dimostrare (famoso il caso negli usa di Walmart che aveva a libro paga dei blogger), indipendenza non significa sempre correttezza dei contenuti.
Ciò che è importante in comunicazione è che sia chiara la fonte del messaggio e la sua posizione in relazione alle altre fonti. Quindi va bene qualunque forma, basta che si identifichi così che il lettore possa avere chiaro chi sta parlando, a quale titolo e con quali capitali. Questo è al momento attuale uno dei mali del settore agroalimentare: non si capisce spesso la posizione di chi parla e i capitali che finanziano il suo parlare.
Tags: blogging, giornalismo
Assolutamente corretta la tua ultima osservazione. La questione fondamentale è la trasparenza della fonte: devo sapere in che posizione sta chi scrive, sul web come sulla carta, in rapporto al prodotto o all’azienda di cui si parla. Bisogna dire che i “fake blog” vengono quasi sempre smascherati dalla blogosfera, che in genere riconosce nel tempo la credibilità e l’autorevolezza di una fonte.