Condividere la mailing list: lo fareste? / Sharing the press mailing list: would you do it?

Un mio collega ha deciso di condividere la sua mailing list con un gruppo di colleghi esterni (che non lavorano per la stessa società). Secondo lui il valore di un mailing stampa inteso come aggiornamento decresce del 10% al mese (cambi di e-mail e di numeri di telefono, nuove collaborazioni, spostamento di giornalisti da una redazione all’altra etc etc). Lui quindi ha dato tutto il suo mailing ad altri colleghi chiedendogli in cambio di aggiornare i contatti e di fargli avere gli aggiornamenti. Si tratta di un controllo incrociato operato da più persone che dovrebbe garantire un mailing stampa sempre aggiornato. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate: fareste lo stesso?

A colleague of mine has decided to share his press mailing list with a group of colleagues working outside of his company. In his opinion the value of a list is based on its being up-to-date and tends to decrease by 10% per month (e.g. because of changes in the e-mail addresses and phone numbers or because of journalists moving from one magazine to another and so on). Therefore he has given his mailing list to other colleagues asking them to update the contact information and send him back the updates. In this way a cross check should take place leading to an always up-to-date press mailing list. I would like to know your opinion: would you do the same?

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  1. Senza pensarci troppo: tanto sono dati reperibili abbastanza facilmente e la condivisione permette di ottimizzare gli sforzi di aggiornamento.
    D’altro canto il valore di chi si occupa di relazioni con i media non sta certo nella sua capacità di collezionare nomi, ma nell’alimentare la relazione e nel proporre materiale che merita l’attenzione del giornalista. Tutto il resto è strumentale.
    Buon anno.
    Nicola

  2. @ Nicola: anch’io sono della tua idea: il valore sta nel sapere costruire, gestire e alimentare la relazione, non nell’album delle figurine. Però molte agenzie ancora sbandierano concetti del tipo: “comunicato stampa inviato a x giornalisti”. L’efficacia però sta in altro.

  3. Io credo che il problema nasca dal fatto che ancora abbiamo un forte senso della proprietà e un’apertura mentale parecchio ristretta.

    A primo acchitto, dopo aver letto. mi è quasi preso un colpo, ma dopo, pensandoci, ho “ricordato” che non importa a chi arrivi la mail, quanto cosa ci si scrive e cosa percepisce il destinatario alla vista del mittente.

    Nei casi migliori quando un giornalista legge la mail di un addetto stampa “caro”, può solo esserne felice.

    Un saluto e buon anno.
    Complimenti.

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