L’altro giorno un autore televisivo della RAI mi ha contattato per una puntata di un programma dedicata al caffè. Gli ho parlato di quanto l’Istituto Nazionale Espresso Italiano ha fatto in tema di cappuccino con la neonata certificazione (dei vari giornali che hanno riportato la notizia potete consultare La Stampa e il TGCom). Ci siamo poi risentiti nel pomeriggio e mi ha detto: "Ho visto qui su Repubblica un pezzo che parla di voi!". Quanto gli avevo spiegato al mattino l’aveva colpito, ma quando poi hai visto l’articolo di Repubblica si è convinto completamente della bontà delle mie parole. Nel lavoro di ufficio stampa l’obiettivo spesso non è coprire in prima battuta quante più testate possibili, quanto riuscire a coprire quelle giuste. Il controllo incrociato dei giornalisti sulle varie testate porterà ulteriori importanti contatti.
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Con orgoglio conservo alcuni articoli “sudati” su Billboard e Music & Media, le bibbie dell’informazione musicale.
A cascata, prima in Europa poi in Italia, mi procurarono tanti contatti, articoli ed interviste da farmi “campare di rendita” (impegnativamente parlando) per settimane. Riuscirono a scrollare parecchia indifferenza persino su certi “baroni” nostrani della carta stampata. Nemo propheta in patria.
Parlando da addetta stampa par tuo sono sempre più convinta che il compito principale di un ufficio stampa sia quello di tener sempre desta l’attenzione dei media nei confronti della tua azienda. Cosa che non si ottiene semplicemente martellandoli con valaghe di comunicati, ma nell’esserci, con professionalità e discrezione, ogni volta che serve e laddove serve.
Elisabetta