Regali ai giornalisti: errata corrige e altre riflessioni / Gifts to journalists: errata and some other thoughts

Carlo Arcari nel commento al mio precedente post dedicato ai regali ai giornalisti mi informa che l’episodio da me citato risale ai primi anni ’80 e non è quindi recente come si poteva supporre dalla mia citazione del post di Toni Muzi Falconi. Mi sono infatti accorto di avere commesso un’imprecisione nella traduzione del post dall’inglese dovuto alla decontestualizzazione. Infatti il suo "more recently" è stato tradotto da me soltanto come "recentemente", mentre si doveva intendere come "più recentemente" rispetto all’esempio citato da Toni, riferito al dopoguerra italiano. Ringrazio Carlo Arcari per avere restituito la giusta temporalità all’episodio che è stato inoltre arricchito di dettagli interessanti.
Rimane comunque aperta la questione dei regali ai giornalisti. Sempre in un commento su questo blog trovate la presa di posizione di Franco Abruzzo nei confronti delle agenzie e degli uffici stampa che propongono omaggi rispetto al servizio / prodotto presentato. Personalmente credo che un omaggio sia lecito se contestuale al servizio / prodotto e se proporzionato. Intendo dire: se mi occupo di comunicazione per un’azienda che produce vino è chiaro che spedirò a casa dei giornalisti che mi interessa raggiungere una campionatura affinché possano giudicarla. Ben diverso il caso in cui la campionatura va ben al di là del fine professionale o, addirittura, quando si tratta di omaggi completamente slegati dal servizio / prodotto (mi sembra il caso di quanto denunciato da Franco Abruzzo).
Nella mia esperienza come addetto stampa, e da quella raccontatami da amici e colleghi, si deve comunque annoverare anche il caso inverso: il giornalista che chiede omaggi. E’ un fenomeno che sembra trasversale al grado di specializzazione e alla diffusione delle testate per le quali lavorano alcuni giornalisti-questuanti. La richiesta del gentile omaggio avverebbe a servizio reso, diciamo a saldo della prestazione, e si concretizzerebbe in una e-mail o telefonata, seguita da successivi contatti. Il tono andrebbe da un cortese invito alla spedizione di un omaggio a un’irritazione crescente e per nulla malcelata. Questo per quanto riguarda il settore in cui lavoro, l’agroalimentare, se qualche collega vuole dare conto della situazione in altri settori è il benvenuto.

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Carlo Arcari has commented my previous post about giving gifts to journalists informing me that the episode quoted by me dates back to the 80s and therefore it is not so recent. This misunderstanding is due to my translation from English into Italian of a part of a Toni Muzi Falconi’s post. Thank you to Carlo Arcari for his meaningful comment and for the details provided about the episode. My personal position on giving gifts to journalists is that they are allowed only if the serve the purpose of better explaining the product. If you produce wine, it is fine to send samples to the press. Anyway there is a limit between sending samples and sending pure gifts.In Italy we as RP people and press attachés are facing the problems of journalists asking for gifts. Some people from the press are used to pretend a gift after an article has been published. They can ask for it either in a very gentle and calm manner or in very aggressive one. Some of them disclose overtly their irritation in case they do not receive anything. At least this is the situation in the field of wine & food, I wonder what happens in the other fields.

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  1. consiglio, come già scritto in altro post sull’argomento, nel leggersi il -vademecum- lo identifico in questo modo, de “I Doveri del Giornalista”. E’ gratuito, non costa.

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