Hanno ancora senso i convegni?

Sono a un convegno presso una fiera del settore agricolo nel bresciano. Ci sono per caso, devo incontrare una persona e questa era l’occasione giusta. Mentre aspetto che finisca questo convegno, mi domando con insistenza se i convegni sono ancora un mezzo efficace di comunicazione. Forse lo erano un tempo, quando non c’erano molte alternative per la diffusione di contenuti se non incontri e stampa.
Anche a me chiedono di organizzare convegni, ultimamente però sto iniziando a sconsigliarne l’uso, a meno che non coinvolgano personalità veramente di alto livello e di interesse, quindi in grado di sviluppare uno scambio di idee “live” realmente interessante. Mi sembrano molto più utili in questo senso talk show con tempi televisivi serrati e conduzione ferma e vivace.

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  1. Diciamo che sono più divertenti/coinvolgenti…e quindi più efficaci anche nel veicolare le informazioni. Poi tutto dipende dal tema e dal contesto.
    Non ce la vedo, per esempio, l’American Hearth Association fare dei talk show sulle nuove terapie post-infarto…
    in questo caso, meglio il convegno.
    Anzi, il congresso. Dato l’argomento, sai già cosa ti aspetta.

    E.

  2. Credo che quello che non ha più senso siano i convegni brochure, di cui non se ne può veramente più. La comunicazione, quella B2B in testa, deve adeguarsi a un modello “win-win”, dove il valore è il fulcro del meccanismo di comunicazione. Se un convegno offre conoscenza, se offre approfondimento e visione su un problema, se insomma chi esce dal convegno ha arricchito il proprio patrimonio di conoscenze e la comprensione, allora i brand che in quel convegno si sono esposti ne hanno a loro volta tratto valore. Altrimenti è meglio lasciare perdere.

  3. @ Elisabetta: non l’avevo specificato ma chiaramente mi riferivo al nostro settore, vale a dire l’agroalimentare. Vedo che comunque anche Enrico, che proviene da un settore ben diverso, l’elettronica, condivide il problema. E ha ragione nel dire che ci deve essere arricchimento, però a me sembra che purtroppo siamo sempre meno così. Allora tanto vale rivolgersi a fonti alternative di informazione o ricondurre un insieme di relazioni spesso slegate tra loro a un confronto reale tra i relatori. Forse anche questo si può però ormai fare in altri modi, ad esempio on line. Chiaramente la scelta dipende pubblico a cui ci si vuole rivolgere.

  4. Per quanto concerne l’Information technology, sicuramente l’online come strumento di diffusione dei contenuti è forse anche più di un’alternativa, anzi deve far parte del piano di comunicazione, anche se il problema del livello e del reale valore dei contenuti si ripresenta puntuale. Tra le centinaia di presentazioni e PDF vari che scarico, quelli che vanno oltre la brochure e gli autoincensamenti.

  5. … non sono che una minoranza (mi era scappato il commento…)

  6. Il convegno come strumento di confronto ed interazione, continua, a mio parere, ad avere un senso. Certo si deve intervenire sulle modalità, sui tempi e su quelle mille sfaccettatute che possono rendere l’evento interessante in se. A volte è l’unico modo per garantire un confronto serrato, tra due parti, per esempio: l’assessore ROSSI viene invitato al convegno dell’associazione degli imprenditori costruito sul tema delle infrastrutture e lo si induce a dare risposte su altri argomenti, molto più importanti ai quali l’assessore cerca i sfuggire da tempo, e il tutto al cospetto della stampa. Credetemi avviene molto spesso.

  7. Da ex meeting planner ed ora responsabile di un centro convegni, spero proprio di sì! A parte le battute, concordo sul fatto che, anche nel settore congressuale, ci troviamo di fronte ad una continua e spasmodica ricerca dei numeri piuttosto che della qualità degli interventi. E’ un pò lo stesso di cui tanto si è parlato (e si continua a parlare) riguardo il giornalismo online, la proliferazione dei blog, ecc…ormai si può davvero parlare di overload in tutti i settori!
    Grazie alla mia professione posso “tastare” un pò il polso di ciò che succede nelle diverse categorie di professionisti (medici, avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, …) e posso dire che lo scenario è, più o meno, sempre lo stesso: la maggior parte dei convegni organizzati sono convegni “brochure” (per utilizzare lo stesso termine usato da Enrico) oppure eventi per ottenere i crediti formativi (il vero business del settore congressuale italiano).
    A parte questa considerazione personale, penso che, se organizzato con criterio, il convegno (e l’evento in genere) rappresenti ancora uno degli strumenti (in)formativi di maggior impatto ed efficacia.

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