Giovani colleghi drogati dall’università e dai reality

Recentemente Harold Burson ha dato il suo benvenuto alle giovani matricole nel mondo della comunicazione, consigliando loro:

Develop as broad a knowledge base as possible. In our kind of work, all kinds of problems arise. And as consultants, in all fields of social, political and economic endeavor. Strive never to be caught tongue-tied for a total lack of knowledge even on a subject remote to your every day existence. The old fashioned way of doing this has been by reading – traditionally, newspapers, magazines, books and, of course, television and radio. The new way is the internet – about which most of you are far more au courant than I. The best advice my Father ever gave me was "try always to be in the know."

A me pare invece che molti miei neo-colleghi vivano di pane e reality. Sembra che i neo-dottori non possano concepire un lavoro con una parte di routine. Per loro tutto deve essere esaltante, frizzante, entusiasmante. Proprio come nei reality: un’emozione nuova ogni giorno. D’altronde all’università li drogano facendogli sniffare titoli accademici di dubbio valore a vario livello. Così escono pseudo-titolati credendo di sapere già tutto e pensando che le aziende stiano aspettandoli con le porte aperte e gli amministratori delegati schierati all’ingresso principale in loro onore. A me lavorare piace, ma non chiedo che ogni giorno del mio lavoro sia una nuova sconvolgente e positiva esperienza. Forse questi colleghi non hanno ancora capito che, come diceva Pavese, lavorare stanca.

One Response to “Giovani colleghi drogati dall’università e dai reality”

  1. Luigi Cannella scrive:

    E poi cosa c’è di più esaltante che “routinizzare” l’imprevisto?

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