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	<title>Commenti a: Il marketing dei saloni da parrucchiere</title>
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	<description>Mishmushkila</description>
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		<title>Di: Antonio LdF</title>
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		<dc:creator>Antonio LdF</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jun 2007 21:57:30 +0000</pubDate>
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		<description></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>He he..<br />
Forse non ne ho mai parlato, ma nella mia carriera da Filosofo ho fatto pure il receptionist da un parrucchiere per donna.</p>
<p>FAcevo l&#8217;intrattenitore delle signore durante le attese e devo ammettere che ero molto bravo.<br />
Avevo pure iniziato a scrivere degli apputni per la gestione del personale, tre ragazzine tra i 15 e i 17 anni ignoranti da morire, ma stakanoviste e tendenzialmente solo un po&#8217; petteole come tutte le parrucchiere.</p>
<p>Facevo pure cassa e, in effetti, già nel 2003 guadagnavano un botto!</p>
<p>Era un negozio della catena Compagnia della Bellezza o meglio, era una catena fatta da &#8220;fuorisciti&#8221; che si chiamava 100&#215;100 parrucchieri.</p>
<p>Beh..se ne può parlare più approfonditamente..credo che un corporate blog per questi saloni avrebbe un buon effetto mischiando un urban blog, con un magazine di tendenza e una vetrina in cui le clienti possano rivedersi e atteggiarsi un po&#8217;.</p>
<p>Parlando di business poi..vogliamo parlare delle scuole e della formazione dei parrucchieri? C&#8217;è ungiro d&#8217;affari veramente incredibile su!</p>
<p>Un saluto &#8216;mpare Carlo<br />
;-)</p>
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		<title>Di: Fabrizio Olati</title>
		<link>http://www.odello.it/blog/index.php/2007/06/il-marketing-dei-saloni-da-parrucchiere/comment-page-1/#comment-2601</link>
		<dc:creator>Fabrizio Olati</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 13:32:32 +0000</pubDate>
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		<description></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I risultati della ricerca mi fanno venire in mente i miei trascorsi da direttore creativo di un&#8217;agenzia di comunicazione punto vendita e field marketing (parliamo del decennio 1990-2000).<br />
Già allora si parlava di marketing sensoriale, di ferormoni, di luce, di musica.</p>
<p>La differenza è che oggi c&#8217;è interesse ed attenzione per questi elementi, ma 15 anni fa, quando ne parlavo ai clienti (italiani) o nei corsi di aggiornamento aziendali, vedevo spuntare sorrisini del tipo &#8220;ma questo vuole prenderci in giro?&#8221;</p>
<p>Tutt&#8217;altro era parlarne con i dirigenti della Albert Heijn, che avevano fatto dell&#8217;ambientazione musicale e dell&#8217;illuminotecnica i capisaldi della comunicazione all&#8217;interno dei loro pv (se ti capita, vai a Purmerend, vicino Amsterdam).</p>
<p>Fabrizio Olati</p>
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