Mentre in Italia si fa un gran parlare di lavori usuranti, con i sindacalisti pronti a sbattere nella categoria pure le maestre d’asilo, così dice Angeletti, c’è anche chi dispensa saggi consigli per le vacanze. Cito da Repubblica.it:
C’è però un fenomeno nuovo: sempre meno persone riescono a chiudere del tutto con il lavoro durante le ferie. Per qualcuno – si stima tra i 300 e i 400 mila italiani – si tratta di una vera patologia, la "dipendenza da lavoro". "Prima erano le droghe o il gioco d’azzardo, ora le dipendenze sono la palestra, Internet o il lavoro" spiega Gioacchino Lavanco, professore di psicologia di comunità all’Università di Palermo. "Invece, allontanarsi fa bene. Si deve accettare che altri possano sostituirci. Spesso, però, in vacanza si teme il confronto con la famiglia, con cui si passa più tempo del solito".
E bravo Lavanco, lui probabilmente non ha problemi a farsi sostituire da qualcuno dei suoi fidi dottorandi portaborse o da uno dei tantissimi ricercatori, troppi, che affollano l’università italiana.
A me invece lo Stato non passa tanto benedetta manodopera a costo zero e non mi passa uno stipendio fisso (e abbastanza elevato). Caro professore, io non sono malato se in vacanza controllo la posta elettronica, sono solamente un addetto stampa che fa due settimane di ferie in agosto, tirando il fiato in vista di un autunno che per l’agroalimentare italiano è sempre una stagione caldissima.
Anzi no, mi scuso, io sono malato, anzi pazzo e furioso per di più: perché continuo a lavorare in un paese in cui lo Stato al massimo mi dà un calcio in quel posto là e intanto mantiene un esercito di dipendenti. Che possono permettersi il lusso di partire per le vacanze senza troppi pensieri. Tanto c’è sempre chi li sostituisce. E in ogni caso nessuno o quasi li controlla.
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