[mini]marketing ci dà un punto di vista chiaro e ampiamente condivisible su cosa è e cosa non è marketing virale. Anzi, dopo averlo letto mi pare impossibile che "marketing" e "virale" possano in qualche modo essere usati insieme. E a questo punto anche word-of-mouth marketing suona male. Insomma, in soldoni, e in estrema sintesi, perché Gianluca è molto più preciso: se è virale è spontaneo, altrimenti se è indotto non è virale, è qualcos’altro. E l’unico motore del vero passaparola è un servizio superlativo al cliente che lo induce a parlarne, ogni altra cosa è fin dei conti mera pubblicità, sotto un’altra forma, ma pure sempre advertising. Ancora più semplicemente: se volete che i clienti parlino bene di voi, lavorate bene e ponete in risalto i risultati del vostro lavoro. Sembra incredibile, ma alla fine si torna sempre: alla qualità del servizio, punto e basta.
Se è stimolato, non è virale
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Ciao Carlo, anch’io ho letto l’articolo di Gianluca e l’ho trovato estremamente condivisibile. Sulla qualità del servizio però non sono d’accordo, non è incredibile ma ovvio. E’, in parte, una delle conseguenze di quel trend di cambiamento che parte dal Clue Train manifesto per arrivare al neologismo odierno di 2.0. Potere alle persone e quindi, ovviamente, qualità del servizio come unica merce di scambio. Ciao, Fil.