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	<title>Commenti a: </title>
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		<title>Di: Filippo Ronco</title>
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		<dc:creator>Filippo Ronco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 11:35:26 +0000</pubDate>
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		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianpaolo sono d&#8217;accordo, pensa che uno degli aspetti che mi lasciano ancor oggi più perplesso del mio lavoro è lo stupore di aziende o appassionati quando dopo pochi minuti / ore che hanno posto una domanda o una richiesta di aiuto, ricevono prontamente risposta. Per me è normale, si vede che normalmente non è così.</p>
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		<title>Di: gianpaolo</title>
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		<dc:creator>gianpaolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 10:28:49 +0000</pubDate>
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		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;e&#8217; senza dubbio una difficoltà per molte aziende nell&#8217;organizzarsi, anche mentalmente, nel dialogare con il cliente. Ma non è una esclusiva del web 2.0, ed è un fatto che molte aziende italiane non siano affatto rivolte verso il cliente. Ogni giorno, nei settori più disparati in cui mi capita di &#8220;transitare&#8221; come azienda, o anche solo come consumatore, mi rendo conto di quanto sia assente la cultura, molto anglosassone e poco latina, del customer care. Anzi, vi è addirittura in molti casi quotidiani, dal supermercato sotto casa, alla piscina, per non parlare dei rapporti con gli enti pubblici, la totale assenza del concetto che è il cliente che ti sostiene e ti da da vivere. Ed è interessante vedere come spesso si tratti di una relazione a due sensi, ovvero spesso si verifica una totale assenza della consapevolezza dei nostri diritti in quanto consumatori.<br />
Da questo punto di vista credo che il web 2.0 sia certamente una &#8220;fatica&#8221; salutare per le aziende, specialmente italiane, che devono imparare a rapportarsi con il consumatore. Adesso e sempre di più nel futuro, perché ad un buon servizio, una volta  conosciuto da parte del consumatore, non si rinuncia facilmente.</p>
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