Esame di coscienza: le relazioni con i media

Grazie a Italo Vignoli per avere segnalato questo documento di Robert J. Oltmanns, presidente di Skutski & Oltmanns. Mi hanno colpito soprattutto le regole per delle relazioni efficaci con i media:
1. Fewer and better news releases
2. Develop media relationships
3. Know the publications and reporters you’re pitching
4. Think like a reporter
5. Help reporter do his/her job
6. Know how and when to pitch
7. Speak, write in English – No jargon!
8. Don’t sacrifice your reputation for a story

Esame di coscienza: seguo quotidianamente queste regole, che mi sembrano sacrosante e che ho ben presenti?

1. Meno comunicati stampa ma migliori
Dai, qui ci sono. Onestamente spesso ho dissuaso i miei clienti dal diffondere comunicati stampa autocelebrativi. Mi impegno a non disturbare i colleghi che sono già massacrati da decine di comunicati inutili al giorno.

2. Sviluppa le relazioni con i media
Qua ci provo: è un obiettivo fondamentale. Richiede tempo, si percepiscono i risultati dopo un anno che si è iniziato a lavorare, quando si è prodotto abbastanza materiale per dimostrare la competenza e diventare un centro d’interesse in un settore.

3. Conosci le pubblicazioni e i giornalisti che contatti
Sì, conosco tutti i principali colleghi dell’agroalimentare. E loro conoscono me. Per molti ho rispetto, di alcuni penso che siano semplicemente degli intoccabili. E non per presunzione, ma perché a toccare quella roba lì ci si sporca. Conosco anche molti blogger e devo dire che di alcuni apprezzo la grande passione e franchezza. Altri erano dei poveri idioti autoreferenziali prima dell’avvento di Internet e tali sono rimasti.

4. Pensa come un giornalista
Sono giornalista anch’io, molto specializzato, focalizzato su temi particolari. Mi viene naturale pensare come un giornalista, capisco esattamente tutti i problemi che possono avere i colleghi. Dono di natura? No, stando insieme a loro, parlando, confrontandomi ho imparato le regole della professione. E le imparo e reimparo tutti i giorni. Grazie colleghi, mi avete insegnato tanto.

5. Aiuta il/la giornalista a fare il suo lavoro
E ci mancherebbe, potrebbe dire qualcuno. Eppure mi hanno riferito di addetti stampa che proprio se ne sbattono dei colleghi. Ti serve una foto? Te la mando quando e come posso. Scrivi per un piccolo giornale? Ma va’ a quel paese. Dai ragazzi, siamo pagati per dare una mano ai colleghi, se non lo facciamo per orgoglio personale, almeno per il puzzo dei soldi che ci danno. (Ma io lo faccio perché non vorrei trovarmi un giorno a chiudere un pezzo e a prendermi una porta in faccia, siamo tutti sulla stessa barca).

6. Conosci quando e come contattare il giornalista
Insomma, le redazioni hanno un loro ritmo vitale, i giornalisti hanno esigenze diverse a seconda della testata. Certo che, onestamente, è dura riuscire a fare un lavoro sartoriale, un abito cucito su misura ogni volta. Anzi, spesso è impossibile, direi che qui personalmente cerco di comportarmi con molto buon senso, scusate sin d’ora per eventuali e probabili sbavature.

7. Parla e scrivi in inglese, lascia perdere il gergo
Nel mio settore, l’agroalimentare, questo accade raramente. C’è molto gergo, intendo dire in italiano, soprattutto nel settore del vino. Il sottoscritto, che invece è tecnico perché, volente o nolente, gli hanno fatto una buona e sana formazione interna, cerca di essere meno criptico possibile. Anzi, di spiegarsi in parole il più comprensibili possibile.

8. Non sacrificare la tua reputazione per una storia.
Non voglio sputtanarmi.

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2 Responses to “Esame di coscienza: le relazioni con i media”

  1. Mi sono copiato e incollato queste regole e senz’altro le terrò bene a mente, anche se devo dire che, pur non avendole mai codificate, le utilizzo empiricamente da tempo. Dal mio punto di vista, ovvero quello di un ufficio stampa, occorre inoltre fare sapere al cliente quanto è importante sviluppare le relazione con i media (relazioni trasparenti). le relazioni si costruiscono però nel tempo e dunque il risultato di un buon ufficio stampa si nota nel medio lungo periodo, e non a breve termine. Questa è la parte più difficile da fare capire al cliente, che a volte vuole tutto e subito.

  2. Luca Fantin scrive:

    sarebbe interessante che tu Carlo riproponessi queste regole agli studenti con l’ausilio della tua esperienza e opinione personale… che ne dici? ci attiviamo? ;)

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