Ieri alle 17.15 circa ho diffuso un comunicato critico verso un disegno di legge. Alle 18.15 circa l’ufficio stampa del relatore del disegno di legge ha diffuso un contro-comunicato. In cinque anni è la prima volta che vedo una risposta così tempestiva. Sicuramente una mossa intelligente, volta a entrare sul pezzo immediatamente.
Archive for the ‘media relations’ Category
Botta e risposta tra uffici stampa
mercoledì, agosto 20th, 2008Il communication manager è un assistente sociale?
mercoledì, luglio 9th, 2008
Dando un’occhiata al sito della Ferpi, molto rinnovato, e bene, dall’ultima mia visita, mi sono soffermato sulla sezione offerte di lavoro, per vedere che aria tira nel settore. Mi sono imbattuto in "Multinazionale chimica, cerca PR & Communication manager per la propria sede di Milano" che recita:
Multinazionale chimica, cerca PR & Communication manager per la propria sede di Milano. [...] Deve essere pertanto in grado di scrivere articoli, comunicati stampa, organizzare press trip (anche logisticamente, se necessario) e conferenze stampa, accompagnare e guidare i giornalisti nella redazione dei testi e redazionali [...]
Accompagnare e guidare i giornalisti? Ma stanno cercando un responsabile della comunicazione o un assistente sociale?
Vino: prove pratiche e inutili di comunicazione di crisi
mercoledì, aprile 9th, 2008
Interessante osservare la comunicazione del mondo del vino in questi giorni di crisi dopo la pubblicazione dell’articolo de L’Espresso dal chiaro titolo "Velenitaly". Un pezzo scritto con l’obiettivo dello scandalo e dello scoop, un giornalismo che il prof. Zironi, uno dei luminari dell’enologia in Italia in questo momento, ha definito giustamente e impietosamente "giornalismo da guardoni". Giornalisti a caccia della notizia, com’è giusto che sia, ma soprattutto alla ricerca di facile visibilità sulla pelle altrui (e questo credo sia fuori dall’etica, cari colleghi). Tanto in questo paese nessuno paga per le inesattezze commesse (e ne so qualcosa dato che anche la grappa, settore in cui lavoro, è stata toccata da queste penne illuminate pagate un tanto al chilo per gettare merda, scusate il termine, sul resto del mondo. Ma le stesse penne illuminate sono state costrette a rettificare qui quanto prima affermato qui).
Ciò detto guardiamo come ha reagito il mondo del vino (si tratta solo di alcuni riferimenti, in verità c’è già un’ampia letteratura in materia):
- i giornalisti da scoop (qui):
- i giornalisti con la testa sulle spalle (qui, ma qualcuno direbbe, ingiustamente, pavidi):
- i vari commentatori-blogger, pari ai giornalisti guardoni, forse peggio perché loro non hanno neanche la notizia, la commentano solo, non meritano neppure di essere linkati;
- gli enti e le associazioni del vino che "plaudono e bla bla bla" (un esempio qui).
Comments are welcomed. Ma forse è meglio lasciare perdere: nessuno ha sinora saputo gestire la crisi. Tanti proclami, poca capacità di reagire con dati ineluttabili, poca capacità di fare la guerra a un giornalismo che ci sotterrerà tutti.
P.S. Chi scrive è iscritto all’Ordine dei Giornalisti, ma ogni anno si chiede perché deve versare la quota. Fortuna che almeno è deducibile dalle tasse. Per quanto riguarda l’immagine: mentre scrivo sto guardando i Simpsons e a me Homer sembra molto più affidabile dell’80% dei colleghi che ho visto scrivere del caso in questi giorni.
Esame di coscienza: le relazioni con i media
sabato, dicembre 1st, 2007Grazie a Italo Vignoli per avere segnalato questo documento di Robert J. Oltmanns, presidente di Skutski & Oltmanns. Mi hanno colpito soprattutto le regole per delle relazioni efficaci con i media:
1. Fewer and better news releases
2. Develop media relationships
3. Know the publications and reporters you’re pitching
4. Think like a reporter
5. Help reporter do his/her job
6. Know how and when to pitch
7. Speak, write in English – No jargon!
8. Don’t sacrifice your reputation for a story
Esame di coscienza: seguo quotidianamente queste regole, che mi sembrano sacrosante e che ho ben presenti?
1. Meno comunicati stampa ma migliori
Dai, qui ci sono. Onestamente spesso ho dissuaso i miei clienti dal diffondere comunicati stampa autocelebrativi. Mi impegno a non disturbare i colleghi che sono già massacrati da decine di comunicati inutili al giorno.
2. Sviluppa le relazioni con i media
Qua ci provo: è un obiettivo fondamentale. Richiede tempo, si percepiscono i risultati dopo un anno che si è iniziato a lavorare, quando si è prodotto abbastanza materiale per dimostrare la competenza e diventare un centro d’interesse in un settore.
3. Conosci le pubblicazioni e i giornalisti che contatti
Sì, conosco tutti i principali colleghi dell’agroalimentare. E loro conoscono me. Per molti ho rispetto, di alcuni penso che siano semplicemente degli intoccabili. E non per presunzione, ma perché a toccare quella roba lì ci si sporca. Conosco anche molti blogger e devo dire che di alcuni apprezzo la grande passione e franchezza. Altri erano dei poveri idioti autoreferenziali prima dell’avvento di Internet e tali sono rimasti.
4. Pensa come un giornalista
Sono giornalista anch’io, molto specializzato, focalizzato su temi particolari. Mi viene naturale pensare come un giornalista, capisco esattamente tutti i problemi che possono avere i colleghi. Dono di natura? No, stando insieme a loro, parlando, confrontandomi ho imparato le regole della professione. E le imparo e reimparo tutti i giorni. Grazie colleghi, mi avete insegnato tanto.
5. Aiuta il/la giornalista a fare il suo lavoro
E ci mancherebbe, potrebbe dire qualcuno. Eppure mi hanno riferito di addetti stampa che proprio se ne sbattono dei colleghi. Ti serve una foto? Te la mando quando e come posso. Scrivi per un piccolo giornale? Ma va’ a quel paese. Dai ragazzi, siamo pagati per dare una mano ai colleghi, se non lo facciamo per orgoglio personale, almeno per il puzzo dei soldi che ci danno. (Ma io lo faccio perché non vorrei trovarmi un giorno a chiudere un pezzo e a prendermi una porta in faccia, siamo tutti sulla stessa barca).
6. Conosci quando e come contattare il giornalista
Insomma, le redazioni hanno un loro ritmo vitale, i giornalisti hanno esigenze diverse a seconda della testata. Certo che, onestamente, è dura riuscire a fare un lavoro sartoriale, un abito cucito su misura ogni volta. Anzi, spesso è impossibile, direi che qui personalmente cerco di comportarmi con molto buon senso, scusate sin d’ora per eventuali e probabili sbavature.
7. Parla e scrivi in inglese, lascia perdere il gergo
Nel mio settore, l’agroalimentare, questo accade raramente. C’è molto gergo, intendo dire in italiano, soprattutto nel settore del vino. Il sottoscritto, che invece è tecnico perché, volente o nolente, gli hanno fatto una buona e sana formazione interna, cerca di essere meno criptico possibile. Anzi, di spiegarsi in parole il più comprensibili possibile.
8. Non sacrificare la tua reputazione per una storia.
Non voglio sputtanarmi.