La crisi: è egoismo

dicembre 19th, 2008

Secondo il giornalista e critico Paolo Massobrio (da Facebook):

"E’ una crisi del genere ‘egoistico’. Mi spiego: siccome tutti dicono che è crisi, taglio sui regali (agli altri), li faccio più economici, ma col cavolo che rinuncio a 10 giorni sulle neve. Io credo che la vera chiave di lettura sia questa. Nel campo alimentare (olio, vino, etc) il calo è di circa il 30%, si acquistano meno pezzi. Ma sulla neve c’è il tutto esaurito."

Mors tua vita mea.

C’è la crisi? Tagliamo i clienti meno profittevoli

dicembre 18th, 2008

Ieri ero da un mio cliente e a un certo punto mi ha detto: "Stiamo tagliando sui clienti meno profittevoli: non possiamo lavorare su tutte le fasce del mercato, ci porta via troppe risorse". In periodi di crisi rimanere focalizzati sugli obiettivi è fondamentale. Invece alcuni clienti richiedono troppo risorse, anche mentali, per la contribuzione, minima, che danno al fatturato. E allora meglio tagliarli e utilizzare le energie recuperate per proporre servizi innovativi ai clienti esistenti e conversare maggormente con loro. E, chiaramente, cercare nuovi clienti.

EasyJet e la sovrattassa (o sovrapprezzo): maldestro tentativo di fare cassa?

dicembre 18th, 2008

La mia ragazza ha volato recentemente con EasyJet e ieri ha ricevuto una mail in cui, in modo sibillino, le si chiede un’integrazione al costo del biglietto, una vera e propria sovrattassa. Si adduce che la misura è di carattere governativo e che quindi è un obbligo a cui il cliente deve ottemperare. Ribadisco: la mia ragazza ha già usufruito del servizio e non ha alcuna prenotazione in corso con EasyJet. Ma questi evidentemente vogliono farsi un regalo di Natale.

Questa la mail che ha ricevuto:

Informazione importante- Pagamento Tassa Comunale

Le scriviamo per informarLa che a causa dell’ approvazione sulla modifica del decreto legge n.166 del 27/10/2008, entrato in vigore in data 27 ottobre 2008, easyJet è stata costretta ad incrementare di €2 la tassa governativa applicabile alle tasse già esistenti per tutti i voli in partenza da aeroporti italiani. Per consultare la pagina del Ministero delle finanze dove è stato pubblicato il decreto, clicchi qui http://mail.easyjet.com/go.asp?/bEAS001/qKET2QC/x9AAXTC. Nonostante easyJet non ritenga corretto questo aumento in quanto penalizza il viaggiatore, non è purtroppo stato possibile agire diversamente e di conseguenza quest’ onere grava ora sui nostri passeggeri, incluso quelli che avevano comprato un volo in partenza dall’ Italia prima che questo decreto entrasse in vigore.Purtroppo, come delineato nelle Condizioni di trasporto del vettore, nel caso in cui tasse e sovrapprezzi aumentino dopo che la prenotazione e’ stata effettuata, il passeggero e’ obbligato a pagarli.Per effettuare questo pagamento di €2 per passeggero per tratta clicchi qui http://mail.easyjet.com/go.asp?XXXXXXXXXX ; alternativamente, può pagare questo importo online entrando nell’ area soci alla sezione ‘Mio easyJet.com’http://mail.easyjet.com/go.asp?XXXXXXXXXXX

Ci scusiamo nuovamente per questo inconveniente dovuto a circostanze non imputabili alla scrivente e cogliamo l’ occasione per ringraziarLa di aver scelto easyJet.Cordiali SalutiCustomer Experience Team

Ma che senso ha chiedere a chi non ha prenotazioni in corso di pagare? Dal regolamento citato si evince chiaramente che non c’è nessun diritto di EasyJet in tal senso che può richiedere il pagamento solo prima della partenza. Di seguito l’estratto relativo:

5.2. Tasse e Sovrapprezzi

Potremmo richiederVi, in aggiunta alla tariffa, Tasse o sovrapprezzi imposti dal Governo o da altra autorità, comprese le società o autorità di gestione degli aeroporti, che Noi dobbiamo esigere da Voi e pagare per Voi e il Vostro Volo. Al momento della prenotazione Vi sarà notificato l’ammontare di tali tasse e sovrapprezzi non compresi nella Tariffa che dovete pagare. Queste tasse e sovrapprezzi applicati sul trasporto aereo sono in costante cambiamento e potrebbero essere imposti anche dopo la data in cui la Vostra prenotazione è stata confermata. Se queste tasse o sovrapprezzi sono introdotti o aumentati dopo che la prenotazione è stata effettuata, sarete obbligati a pagarli prima della partenza. Un mancato pagamento da parte Vostra potrebbe compromettere la possibilità di volare con Noi. Pertanto, siamo autorizzati a dedurre dette tasse o sovrapprezzi dalla carta di debito o di credito utilizzata per effettuare la prenotazione. E similmente, se tali tasse o sovrapprezzi sono abrogati o ridotti prima della data in cui Noi siamo obbligati a pagarli, avrete diritto a richiederCi il relativo rimborso.

Insomma, un comportamento poco chiaro quello di EasyJet. A me pare molto EasyPay.

Le tesi di [mini]marketing viste con gli occhi di un [mini]imprenditore

dicembre 17th, 2008

Non conosco di persona [mini]marketing, al secolo Gianluca Diegoli, ci siamo sentiti talvolta via blog o per e-mail. Da giovane imprenditore, se dovessi assumere un marketing manager, assumerei lui (nessuno si preoccupi: non credo di potermelo permettere ancora). Perché Gianluca è, rispetto a molti marketing manager che ho conosciuto, una persona prima di tutto, e non un automa, e soprattutto pensa. Mi sono letto stasera le sue tesi sul marketing, inutile dire che mi trovo d’accordo con molto di quanto dice, ma su altro, molto umilmente, mi sento di dissentire. Forse qui gioca un ruolo non indifferente la posizione che io e Gianluca occupiamo nei rispettivi settori. Lui è un affermato manager dell’ITC, io un giovane imprenditore della comunicazione in campo agroalimentare. Qualcuno ha detto che la differenza tra un manager e un imprenditore sta nel modo di affrontare il rischio: il manager lo affronta con i soldi di altri, l’imprenditore con i suoi. Forse questo fa viaggiare le due figure su binari paralleli che non si incontreranno mai ma che possono utilmente cooperare per il successo di un’azienda.

Gianluca mi ha convinto quando dice che…

Il non convenzionale è solo un farmaco antidolorifico locale nella malattia del marketing: perché faccia effetto ne devi aumentare le dosi ogni volta, ma a ogni applicazione diminuisce la ricettività delle persone. (53)
A me come imprenditore pare che la fiaba del viral sia un po’ finita. Non capisco quanto sia viral un marketing costruito a tavolino, a me sembra semplicemente un modo un po’ maldestro di cercare di arrivare al proprio cliente senza farsene accorgere e poi fargli “cucù!” dietro la spalla. Insomma un gettare il sasso e ritirare la mano, ne avevo già parlato qui.

Le vostre corporate communications guidelines, con i colori Pantone codificati scelti da una società di consulenza per un milione di euro, le specifiche dei millimetri di contorno da lasciare attorno al vostro logo e tutto il resto della vostra comunicazione coordinata, che occupa il 90% del tempo del vostro personale del dipartimento PR e immagine, non interessano a uno solo dei vostri clienti. Non ci credete? Provate di persona. (64)
A me viene freddo solamente a pensare che nella mia azienda qualcuno possa passare più del dovuto a discorrere dei temi di cui sopra. Siamo in pochi, i tempi sono sempre strettissimi: meglio dedicare qualche minuto in più ai clienti che alla propria corporate image. Perché i clienti parlano con noi, non con il nostro logo o il suo ingombro sulla carta intestata.

Non sono d’accordo con Gianluca quando dice che…

Solo la conversazione aziendale non ha un punto di saturazione. Supportate spazi di conversazione, anziché spazi per monologhi. (12)
Credo che tutto abbia un punto di saturazione. E che tutto abbia un’utilità marginale decrescente, probabilmente anche il sesso. E poi credo che ci sia un momento per conversare e uno per stare zitti. Insomma, degli abili conversatori ho sempre ammirato la capacità di sapere quando è il caso di tacere.

Non esistono più clienti “top”: ognuno di loro potrebbe avere un blog e domani essere al numero 1 di Google con un racconto di come l’avete considerato insignificante. Se aveste aperto una conversazione in precedenza, avreste avuto una possibilità in più di conoscere in modo diverso il vostro interlocutore, e renderlo partecipe anziché antagonista. (29)
Secondo questa logica ogni milanese potrebbe essere un potenziale serial killer. E cosa dovrebbe fare la polizia: passare il tempo a controllare l’esistenza di ogni cittadino per evitare di trovarsi un giorno un assassino? Non mi dispiace affatto parlare con la gente, credo che le aziende dovrebbero tenere aperto il canale con i propri clienti il più possibile, ma purtroppo il tempo è una risorsa limitata. E là fuori tra l’altro ci sono un sacco di mitomani: come faremo a capire chi è il vero potenziale assassino?

E’ giusto bloccare l’accesso al web e ai social network in azienda, se non avete intenzione di partecipare alla conversazione nei prossimi dieci anni – oppure se preferite spendere più avanti cento volte il costo del tempo utilizzato in rete dai vostri dipendenti in formatori e consulenti, che gli insegneranno ciò che avrebbero potuto imparare da soli. (37)
Attenzione però che i dipendenti non sono mica sempre degli evangelizzatori, certe volte sono dei bei fannulloni che desiderano passare la giornata nel modo più indolore possibile. All’imprenditore l’arduo, forse impossibile compito, di motivare questi signori: eviterei però di armare la mano dei fancazzisti. Non aggiungiamo altro masochismo allo sforzo di mandare avanti un’impresa in Italia.