Un amico e collega giornalista l’altra sera a cena mi ha detto: "Quando si hanno tanti blog da seguire, è come leggere le Ansa, scorri semplicemente i titoli". Personalmente non ho neanche più il tempo di scorrere semplicemente i titoli: sto iniziando a eliminare blog dalla mia lista. Seguo quelli del settore agroalimentare solo per dovere d’ufficio, ma potrei tranquillamente eliminarne l’80% senza sentirne la mancanza. Mi riprometto di contattare alcuni dei marketing manager di aziende significative del settore e chiedere loro che peso attribuiscono veramente ai food blog italiani. Perché devo capire quanto chiedere di investire ai miei clienti sul mezzo.
“Il mondo” vende “servizi giornalistici”?
Ho ricevuto oggi l’ennesima telefonata di una responsabile commerciale che dice di chiamare per conto de "Il Mondo", il settimanale economico. Credo sia la seconda o la terza nel giro di pochi mesi. Non credevo che una testata così autorevole permettesse ai suoi partner commerciali o concessionari pubblicitari di vendere "servizi giornalistici". Al telefono e per e-mail non si parla di "publiredazionali" ma proprio di "servizi giornalistici". Una situazione di scarsissima chiarezza che rischia di gettare una cattiva luce sui colleghi giornalisti de "Il Mondo" che si vedono in qualche modo venduti da qualche piazzista al telefono. Leggere per credere.
—- Inizio della mail ricevuta —-
Egr. Dr. Odello,
come anticipato telefonicamente, riassumo l’iniziativa in oggetto e allego una breve presentazione del settimanale.
Per conto de "IL MONDO", settimanale di approfondimento economico del "CORRIERE DELLA SERA", curiamo la sezione "UOMINI E AZIENDE" che evidenzia attraverso profili in forma giornalistica (ndr: corsivo mio) le diverse realtà aziendali italiane per permettere ai lettori, che di norma sono imprenditori, dirigenti e liberi professionisti di conoscere e scegliere quella che fa più al caso loro in relazione al settore nel quale operano.
E’ data pertanto l’opportunità per il 2009 di apparire attraverso un pacchetto comunicativo sia all’interno del settimanale con un servizio giornalistico (ndr: grassetto mio) comprensivo di testo e foto (investimento base € 1.700,00 pari ad 1/6 della pagina) sia con una presenza all’interno del sito de "Il Mondo" con tre pagine web.
A tal proposito La invito dopo Vs. valutazioni interne, a contattarmi per fissare un incontro presso la Vs. sede con il ns. responsabile di testata che Le illustrerà i dettagli tecnici e commerciali dell’iniziativa e con il quale valuterà e concorderà la migliore strategia comunicativa per la Sua azienda.
In attesa di un Suo cortese cenno di riscontro, colgo l’occasione per porgere cordiali saluti.
—- Fine della mail ricevuta —-
Creatives Are Bad
Bella, come sempre, questa idea di quelli di mtncompany: Creatives Are Bad. Una rassegna dei lavori pubblicitari rifiutati dai committenti, con le motivazioni più varie. E anche autoironica: considerando che l’iniziativa viene da un’agenzia campana, è degno di nota il "Accettiamo rifiuti da tutta Italia". La lista delle agenzie selezionate sarà on line il 30 settembre: sono curioso di vedere la galleria del 2008. Qui il blog.
DDR Life & Design
Cos’è stata la Repubblica Democratica Tedesca? Una domanda alla quale la storia ha dato una risposta chiara: un fallimento. E’ bastato pochissimo tempo per ricongiungere le due Germanie dopo la caduta del Muro nel 1989. Avevo letto che questa riunificazione non era stata indolore dal punto di vista economico, con la ex-Germania dell’Ovest a dovere sopportare l’impatto della sorella dell’Est con la dura realtà del libero mercato.
Il segno che è rimasto è profondo anche moralmente, me ne sono reso conto nel mio recente viaggio a Berlino. Il Muro è un’eredità che si sente, oggi viene ricordato in più punti della città. Ma la Repubblica Democratica Tedesca non era solo lo strappo tra la parte occidentale e quella orientale della città. Erano circa 17 milioni di persone che vivevano in un regime, ma che nascevano, amavano, si sposavano, tiravano su bambini, invecchiavano, morivano. Tra le mille difficoltà dell’economia pianificata, ma anche nella certezza che, in fin dei conti, nella Deutsche Demokratische Republik nessuno sarebbe morto di stenti. C’era poco, quasi nulla di alcuni beni, ma ce n’era per tutti, almeno a rotazione.
Oggi c’è chi cerca di raccontare quella realtà. E’ il DDR Museum di Berlino. Il suo fondatore, l’etnologo Robert Rueckel, è stato accusato di una visione troppo benigna sulla dura realtà della Germania dell’Est. Ma, come fa giustamente rilevare, non si tratta di revisionismo, non si tratta di porre in una luce migliore ciò che la storia ha chiaramente condannato come un periodo di sonno dei diritti umani. Il DDR Museum, in un allestimento originale e curato, ripropone la vita nella Germania dell’Est per temi. Offre uno spaccato delle vacanze dell’epoca, della piccola instabile ma agognata Trabant, il sogno di mobilità del cittadino medio. E poi ci parla del lavoro e dei media, facendoci scoprire che alcune trasmissioni della televisione del regime erano apprezzate perfino dai fratelli della Germania Ovest. E non tace certo sulla dura repressione della Stasi, la temibile polizia politica e, naturalmente, non manca di citare il Muro. Ma, senza volere nascondere la ferita ancora aperta per una buona parte della popolazione – perché il Muro è caduto meno di 20 anni fa – non si riduce a questa, e ci fa capire com’era la vita dei tedeschi dell’Est.
Una vita in cui aveva un ruolo quello che Guenter Hoehne ha definito come DDR Design, la ricerca della funzionalità e del bello in un regime dove le risorse manifatturiere erano perennemente scarse. Nel bel lavoro di Hoehne si apprezzano le linee semplici e pulite degli oggetti dell’epoca, tra loro anche le fotocamere e tra queste la mitica Praktica che posso dire, per esperienza personale, essere veramente un’ottima macchina ancora oggi. Ma anche tanti altri oggetti di uso quotidiano e non solo, perché sono presentati anche i mezzi di trasporto e i ritrovati della tecnica dell’epoca. Un bel modo per entrare nello spirito, controverso, dell’epoca.
Botta e risposta tra uffici stampa
Ieri alle 17.15 circa ho diffuso un comunicato critico verso un disegno di legge. Alle 18.15 circa l’ufficio stampa del relatore del disegno di legge ha diffuso un contro-comunicato. In cinque anni è la prima volta che vedo una risposta così tempestiva. Sicuramente una mossa intelligente, volta a entrare sul pezzo immediatamente.