Dalle pagine delle lettere di "New Tabloid", il mensile dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia:
Carissimi, oggi ho cercato una rivista in edicola e I’edicolante mi ha chiesto che numero volessi. Io, guardandolo strano, ho risposto: il numero in edicola. Lui mi ha detto che si riferiva al numero di piede. Perché la rivista aveva come gadget un paio di scarpe. Poi ho visto un paio di sandali dorati celofanati insieme a un giornale di cui non si leggeva la testata. Li ho visti mentre stavo acquistando, a 12,90 euro, "Vie del Gusto" celofanata insieme a due set di sushi, completi di bacchette e stuoini di legno. Mi sono chiesto se acquistare due "Vie del Gusto" per avere il servizio da quattro, casomai arrivassero a casa degli amici. Ma invece del secondo set sushi ho comprato i sandali d’oro. E I’edicolante, di nuovo: "Che numero vuole?" In quello stesso istante ho deciso di iniziare una collezione di gadget. Potremmo farne una mostra (uso il plurale perché spero che diventiate miei complici), vendere i gadget all’asta e devolvere il ricavato a qualche associazione che si batte per un mondo migliore. Mi servono gadget originali, con la celofanatura intonsa. Accetto, in deroga, copie spaiate rivista-gadget per il pregresso. Astenersi da abbinamenti banali come "panini" di varia natura (salvo eccezioni tipo Espresso-Playboy), giornale libro, giornale film. Vanno bene, invece, borse, top, tanga, orologi, bandane e chi più ne ha più ne metta. Darei non so cosa per una bilancia pesapersone allegata a Gente che mi sono persa lo scorso anno. Vi farò sapere. Un caro saluto.
Saverio Paffumi
Ps. Il giornale con i sandali è "Stop"
Compro il giornale con i sandali o i sandali senza il giornale?
Il communication manager è un assistente sociale?
Dando un’occhiata al sito della Ferpi, molto rinnovato, e bene, dall’ultima mia visita, mi sono soffermato sulla sezione offerte di lavoro, per vedere che aria tira nel settore. Mi sono imbattuto in "Multinazionale chimica, cerca PR & Communication manager per la propria sede di Milano" che recita:
Multinazionale chimica, cerca PR & Communication manager per la propria sede di Milano. [...] Deve essere pertanto in grado di scrivere articoli, comunicati stampa, organizzare press trip (anche logisticamente, se necessario) e conferenze stampa, accompagnare e guidare i giornalisti nella redazione dei testi e redazionali [...]
Accompagnare e guidare i giornalisti? Ma stanno cercando un responsabile della comunicazione o un assistente sociale?
Al bando gli stronzi
Una segnalazione bibliografica flash: Il metodo antistronzi di Robert Sutton, dall’esplicito sottotitolo "Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è". Forse un po’ ripetitivo, ma ricco di buoni spunti ed esempi efficaci, aiuta a fare anche un po’ di autocritica, se necessario. Ma Sutton mette in guardia anche dai personaggi opposti, i meschini yes-men sempre pronti a chinare il capo in azienda. Qui il sito del libro, qui il blog dell’autore in inglese e qui il blog in italiano (però non più aggiornato da febbraio scorso).
La giungla della ripubblicazione: quelli del copia-incolla (blogger inclusi)
Lettera aperta alle testate on line specializzate nel copia-incolla
Spettabili testate on line del copia-incolla,
ci tengo a informarvi che il diritto d’autore esiste anche su Internet. Le due newsletter on line di cui ho il piacere di essere il curatore sono testate registrate presso il tribunale, come prescrive la legge. Chi vi scrive è giornalista e quanto viene pubblicato è frutto di lavoro che richiede tempo. Scrivere un breve articolo riportando le dichiarazioni di commento da parte della società A sulla nuova joint-venture tra B e C richiede tempo. Bisogna documentarsi sulla joint-venture, chiamare il contatto della società A o il suo ufficio stampa, raccogliere la dichiarazione, fare il pezzo e pubblicarlo. E, last but not least, assumersene tutte le possibili conseguenze, anche penali. Il tutto deve essere condotto, tra l’altro, in tempi brevi, cercando di incastrare tutti i pezzi al posto giusto, altrimenti la freschezza della notizia viene meno. Ora, vedersi ripubblicato, con una minuscola ed erronea citazione della fonte che non viene neanche linkata, non è piacevole. Capisco che forse in redazione non avete giornalisti, ma stagisti copia-incolla, e così tutto è più veloce. Però è anche un tantino scorretto e lesivo del diritto d’autore, quindi o linkate la fonte, quantomeno, oppure insegnate ai vostri stagisti copia-incolla anche a cancellare quanto ripubblicano senza farsi troppe domande.
La mail che ho inviato alla testata era più educata, ma il succo è riassunto in questa lettera aperta. Quella della ripubblicazione on line sta diventando una piaga. Siti di pseudo-giornalisti e di pseudo-testate che attingono notizie qua e là, senza neanche curarsi di avere una liberatoria da parte degli aventi diritto. Un modo tutto italiano di interpretare Internet che sta sprofondando nel copia-incolla. Oggi ne ho una anche per i blogger: la smettiamo con le catene di Sant’Antonio? Intendo dire: cosa significa scrivere "ripubblico quanto pubblicato da A che l’ha ripubblicato da B"? Ma un semplice link all’articolo originale e un commento non basterebbe? Certamente sì, ma come si fa a riempire tutti i giorni il blog, altrimenti? A questi blogger dico: smettetela di vantarvi di fare informazione, siete delle semplici fotocopiatrici. Suvvia, ripubblicate meno e scrivete di più
Vino: prove pratiche e inutili di comunicazione di crisi

Interessante osservare la comunicazione del mondo del vino in questi giorni di crisi dopo la pubblicazione dell’articolo de L’Espresso dal chiaro titolo "Velenitaly". Un pezzo scritto con l’obiettivo dello scandalo e dello scoop, un giornalismo che il prof. Zironi, uno dei luminari dell’enologia in Italia in questo momento, ha definito giustamente e impietosamente "giornalismo da guardoni". Giornalisti a caccia della notizia, com’è giusto che sia, ma soprattutto alla ricerca di facile visibilità sulla pelle altrui (e questo credo sia fuori dall’etica, cari colleghi). Tanto in questo paese nessuno paga per le inesattezze commesse (e ne so qualcosa dato che anche la grappa, settore in cui lavoro, è stata toccata da queste penne illuminate pagate un tanto al chilo per gettare merda, scusate il termine, sul resto del mondo. Ma le stesse penne illuminate sono state costrette a rettificare qui quanto prima affermato qui).
Ciò detto guardiamo come ha reagito il mondo del vino (si tratta solo di alcuni riferimenti, in verità c’è già un’ampia letteratura in materia):
- i giornalisti da scoop (qui):
- i giornalisti con la testa sulle spalle (qui, ma qualcuno direbbe, ingiustamente, pavidi):
- i vari commentatori-blogger, pari ai giornalisti guardoni, forse peggio perché loro non hanno neanche la notizia, la commentano solo, non meritano neppure di essere linkati;
- gli enti e le associazioni del vino che "plaudono e bla bla bla" (un esempio qui).
Comments are welcomed. Ma forse è meglio lasciare perdere: nessuno ha sinora saputo gestire la crisi. Tanti proclami, poca capacità di reagire con dati ineluttabili, poca capacità di fare la guerra a un giornalismo che ci sotterrerà tutti.
P.S. Chi scrive è iscritto all’Ordine dei Giornalisti, ma ogni anno si chiede perché deve versare la quota. Fortuna che almeno è deducibile dalle tasse. Per quanto riguarda l’immagine: mentre scrivo sto guardando i Simpsons e a me Homer sembra molto più affidabile dell’80% dei colleghi che ho visto scrivere del caso in questi giorni.