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Pubblicità e tabù

Qualche tempo fa mi avevano detto che la pubblicità italiana rispettava alcuni tabù, tra cui religione e morte. Sono rimasto un po’ sorpreso quando ho visto questa inserzione su Repubblica.it. Un riferimento esplicito a uno dei topoi più carichi di significato del Cristianesimo. Qualcosa è quindi cambiato? Mi piacerebbe avere un parere da qualche esperto di ADV.
UPDATE: il dipinto riportato è "L’incredulità di San Tommaso" del Caravaggio.

La pubblica amministrazione non sa comunicare (perché non le serve)

Mi sono imbattuto oggi in questo manifesto del Comune di Brescia contro l’inquinamento da polveri sottili (le PM10). Devo dire che ha superato la mia elevata soglia dell’attenzione proprio per la sua pessima realizzazione. Se volete goderne appieno la grafica accattivante dal gusto postnucleare potete cliccare qui.
Passato lo shock dell’impatto con la genialità del manifesto ho voluto perseverare nel mio masochismo. Per questo ho visitato mettiamociunfreno.it, il sito indicato sul manifesto. L’ho immediatamente aggiunto alla galleria degli orrori che già comprende commissariatodips.it (e qui vi rimando a [mini]marketing per una sua analisi).

Permettemi alcune considerazioni sul sito in questione:

  • la struttura della navigazione è purtroppo rimasta nella testa di chi l’ha progettato. L’utente si trova disorientato dalla mancanza di indicazioni di come usare il sito, in barba a qualunque studio di psicologia cognitiva;
  • il sito è realizzato in Flash per la sua completezza, vi risparmio la solita tirata sul perché Flash è dannoso per la comunicazione (vi rimando a Jakob Nielsen);
  • il sito è infarcito di errori, di refusi: ma è possibile che nessuno si sia preso la briga di rivedere il lavoro prima della pubblicazione?
  • tra l’altro sembra che chi ha sviluppato il sito non conosca l’idea di ipertesto. Infatti è tutto un susseguirsi di "per fare questo, consulta questa fonte" ma non viene fornito nessun link, lo sfortunato visitatore va a cercarselo su google (il messaggio che passa è quindi un bel "vaffangoogle!");

Una cartellonista orrenda e un sito realizzato veramente molto male. Con i soldi del Comune di Brescia, vale a dire i soldi dei contribuenti, qualche euro anche mio. La domanda che mi sono fatto, questa ed altre volte, è: nella pubblica amministrazione chi controlla i fornitori? In azienda non avrei mai potuto accettare un livello di qualità così basso. La risposta che mi sono dato, questa ed altre volte, è stata: nel pubblico comunicare con efficacia non è mai stata una priorità.

Arte live per Ford a Milano

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(cliccate sulle fotografie per ingrandirle)

Sabato scorso passeggiavo a Milano per Via Dante e sono incappato nella performance live della Ford. Su un telo lungo la facciata di un palazzo alcuni artisti si calavano dall’alto e andavano delinando la sagoma di un’automobile. Ovviamente indossavano tutti un maglietta con il marchio della Ford. A terra alcune ragazze distribuivano gadget (banali). L’iniziativa attirava la curiosità dei passanti che si fermavano a guardare l’attività degli artisti, molti scattavano foto. In fin dei conti un evento che non deve essere costato molto alla casa americana e che probabilmente ha rafforzato nei passanti il brand dal punto di vista emozionale.

Anche nel mondo del vino la pubblicit? a pixel

pixels.jpgHa fatto scuola anche nel mondo della comunicazione enogastronomica italiana la Million Dollar Homepage. Enopress on-line, portale dedicato alle news dal mondo dal vino, ha ufficialmente lanciato la "Pubblicità in pixel" che trovate qui. E, a quanto sembra, ci sono già i primi inserzionisti.

La pubblicità del kitsch

carta_igienica.jpgE’ stupefacente quanto siano poco rispettose delle differenze culturali alcune agenzie di pubblicità. In televisione è in onda da un po’ lo spot della Foxy Seta in cui un giovane imperatore cinese viene avvolto in morbida carta igienica. Alla faccia del rispetto per una cultura millenaria. E che dire delle donne indiane che ballano usando Rio Casa Mia in un misto di kitsch e banalità? Ancora alla faccia del rispetto un’altra cultura millenaria. Forse i copywriter non si sono accorti che quanto pittorescamente rappresentano in questi spot dozzinali è ormai parte della realtà italiana: sono centinaia di migliaia gli immigrati di origine cinese o indiana. Passi che ormai il ruolo della televisione è ormai ridotto ad appiattire e banalizzare, ma queste sono veramente campagne pubblicitarie degne di essere avvolte nella loro morbida carta igienica (insieme alle fervide menti che le hanno ideate).