Qualcuno è arrivato al mio blog cercando su Google "Organizzare una fiera". Voglio spendere due parole sul tema perché sono caldo caldo dell’allestimento del Cibus / Dolce Italia a Parma. Organizzare una fiera significa preparare tutto nel minimo dettaglio, verificare con il responsabile dell’ufficio tecnico la mappa dello stand e poi arrivare e scoprire che è tutto da rifare. Perché gli allacci dell’acqua non arrivano dove dovevano arrivare e la corrente idem. O meglio, la corrente arriva, ma a una ciabatta cui potrei collegare il mio palmare, non certo una macchina da caffè professionale da bar (che ha un voltaggio particolare e pensare che tu gliel’hai detto, anzi scritto per e-mail, ma sono parole urlate nel deserto). Quindi, come diceva l’addetto militare dell’Ambasciata italiana al Cairo, bisogna prevedere tutto il prevedibile per gestire solo l’imprevedibile. E soprattutto partire con tanta pazienza, aspettare gli idraulici e gli elettricisti per ore: durante l’allestimento comandano loro.
Questo non solo a Parma, ma un po’ dappertutto, perché la disorganizzazione è uno standard di non-qualità un po’ in tutto il nostro paese. Chissà cosa pensano gli americani e i tedeschi quando vengono a fare fiere da noi: mi ricordo di essere arrivato a Seattle, di essere andato al mio stand, un preallestito. Ho dato un’occhiata, mancava l’allaccio alla corrente elettrica e un faretto. Ma ero arrivato due giorni prima dell’inizio, quindi con grande anticipo. Comunque ho chiesto, mi hanno finito l’installazione con un giorno di anticipo e mi hanno pure restituito una parte delle spese previste e già fatturate e pagate perché l’elettricista aveva impiegato meno tempo del previsto a fare il lavoro. Non ci credevo.
Posts Tagged ‘comeback’
ComeBack! “Organizzare una fiera”
mercoledì, maggio 3rd, 2006ComeBack! “Diventare professionista delle pubbliche relazioni”
martedì, febbraio 28th, 2006Oggi con
propongo una query molto interessante: "Diventare professionista delle pubbliche relazioni". Posso immaginare che chi l’ha proposta a Google ed è arrivato sul mio blog sia uno studente di qualche corso di laurea di comunicazione. Ora, io sono più di due anni che lavoro e qualcosa ho certamente imparato. Ma a me piacerebbe che fossero i colleghi più anziani, con più esperienza a parlare. So che ce ne sono in ascolto: se desiderano rispondere al quesito su come si diventa professionisti delle relazioni pubbliche, mi scrivano, pubblicherò volentieri.
ComeBack! “Consigli per chi vuole lavorare in un ufficio stampa”
martedì, febbraio 14th, 2006Eccomi di nuovo con
, il mio nuovo servizio che attinge alle query di Google registrate dal mio blog per dare risposte alle domande più varie sulla comunicazione d’impresa (nota bene: l’uso della parola "servizio" è volontariamente altisonante).
Oggi qualcuno è arrivato a questo blog chiedendo "consigli per chi vuole lavorare in un ufficio stampa". Eccone serviti alcuni:
- competenza: dovete sapere di cosa parlate. Quando i giornalisti vi fanno una domanda si aspettano una risposta e non il playback di qualche comunicato stampa che avete mandato a memoria. A me è capitato di avere collaboratrici che dopo un anno ancora non avevano capito cosa faceva la nostra azienda: secondo voi che impressione fanno ai giornalisti? A me pessima, infatti ho preferito riprendere in mano in prima persona l’ufficio stampa. Chiaramente non dovete sapere tutto. Quando non sapete qualcosa o, meglio, quando è necessario un approfondimento incaricatevi di cercarlo o fate parlare, se è il caso, il giornalista direttamente con un tecnico;
- perspicacia: dove capire con chi parlate. State parlando con persone che scrivono per un pubblico. Dovete avere sempre molto chiaro cosa potete dire e cosa non potete dire. E’ vero che c’è il diritto d’informazione e di cronaca, ma è altrettanto vero che esiste il dovere alla riservatezza nei confronti della vostra azienda o del vostro cliente. Vi troverete sempre nella difficile posizione di rendere un servizio adeguato a due parti, per la loro rispettiva soddisfazione: la vostra azienda/il vostro cliente e i giornalisti;
- attenzione ai dettagli procedurali: i giornalisti generalmente hanno bisogno di informazioni entro termini ben stabiliti. Questi termini generalmente sono particolarmente stretti, può capitarvi, come a me oggi, di dovere organizzare la mattina un’intervista per una diretta radiofonica alla sera. O addirittura, un’intervista che deve essere in onda nel giro di venti minuti. Quindi la domanda d’oro è sempre: per quando serve il materiale, quali sono le scadenze? Inoltre attenti ai formati in cui vengono richiesti i materiali: tenete a portata di mano documenti tanto in formato Word per Windows, RTF o PDF e spedite ciò che vi viene richiesto. Stessa cosa per le immagini: ascoltate con attenzione le esigenze e inviate i formati richiesti, sincerandovi sempre dello spazio disponibile nella casella del giornalisti.
ComeBack! “Dispense scrivere comunicato stampa”
martedì, febbraio 14th, 2006Inauguro questa sera
. Vedo dal motore di statistiche che alcuni visitatori arrivano al mio blog tramite query su Google, ma nel giro di pochissimo se ne escono perché non hanno trovato risposta. E allora prendo spunto dalle loro query e gli rispondo. Certo ex-post, ma è pur sempre una risposta, probabilmente servirà ad altri visitatori (molte query si somigliano).
Questa sera rispondo a chi ha cercato su Google "Dispense scrivere comunicato stampa" ed è arrivato sul mio blog, andandosene via quasi subito. E gli dico: sei stato frettoloso perché in verità al come si scrive un comunicato stampa avevo dedicato un post a ottobre scorso, lo trovi qui. Il concetto fondamentale: alcuni elementi formali del comunicato stampa sono importanti, ma la sua informatività è fondamentale, senza quella si ha solo mera promozione (ed è un atteggiamento autolesionista perché a lungo andare si viene considerati dalla stampa come fonti poco interessanti). Sul tema segnalo anche un ottimo post di Italo Vignoli.