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ComeBack! “Organizzare una fiera”

Qualcuno è arrivato al mio blog cercando su Google "Organizzare una fiera". Voglio spendere due parole sul tema perché sono caldo caldo dell’allestimento del Cibus / Dolce Italia a Parma. Organizzare una fiera significa preparare tutto nel minimo dettaglio, verificare con il responsabile dell’ufficio tecnico la mappa dello stand e poi arrivare e scoprire che è tutto da rifare. Perché gli allacci dell’acqua non arrivano dove dovevano arrivare e la corrente idem. O meglio, la corrente arriva, ma a una ciabatta cui potrei collegare il mio palmare, non certo una macchina da caffè professionale da bar (che ha un voltaggio particolare e pensare che tu gliel’hai detto, anzi scritto per e-mail, ma sono parole urlate nel deserto). Quindi, come diceva l’addetto militare dell’Ambasciata italiana al Cairo, bisogna prevedere tutto il prevedibile per gestire solo l’imprevedibile. E soprattutto partire con tanta pazienza, aspettare gli idraulici e gli elettricisti per ore: durante l’allestimento comandano loro.
Questo non solo a Parma, ma un po’ dappertutto, perché la disorganizzazione è uno standard di non-qualità un po’ in tutto il nostro paese. Chissà cosa pensano gli americani e i tedeschi quando vengono a fare fiere da noi: mi ricordo di essere arrivato a Seattle, di essere andato al mio stand, un preallestito. Ho dato un’occhiata, mancava l’allaccio alla corrente elettrica e un faretto. Ma ero arrivato due giorni prima dell’inizio, quindi con grande anticipo. Comunque ho chiesto, mi hanno finito l’installazione con un giorno di anticipo e mi hanno pure restituito una parte delle spese previste e già fatturate e pagate perché l’elettricista aveva impiegato meno tempo del previsto a fare il lavoro. Non ci credevo.

ComeBack! “Diventare professionista delle pubbliche relazioni”

Oggi con propongo una query molto interessante: "Diventare professionista delle pubbliche relazioni". Posso immaginare che chi l’ha proposta a Google ed è arrivato sul mio blog sia uno studente di qualche corso di laurea di comunicazione. Ora, io sono più di due anni che lavoro e qualcosa ho certamente imparato. Ma a me piacerebbe che fossero i colleghi più anziani, con più esperienza a parlare. So che ce ne sono in ascolto: se desiderano rispondere al quesito su come si diventa professionisti delle relazioni pubbliche, mi scrivano, pubblicherò volentieri.

ComeBack! “Consigli per chi vuole lavorare in un ufficio stampa”

Eccomi di nuovo con , il mio nuovo servizio che attinge alle query di Google registrate dal mio blog per dare risposte alle domande più varie sulla comunicazione d’impresa (nota bene: l’uso della parola "servizio" è volontariamente altisonante).
Oggi qualcuno è arrivato a questo blog chiedendo "consigli per chi vuole lavorare in un ufficio stampa". Eccone serviti alcuni:

  • competenza: dovete sapere di cosa parlate. Quando i giornalisti vi fanno una domanda si aspettano una risposta e non il playback di qualche comunicato stampa che avete mandato a memoria. A me è capitato di avere collaboratrici che dopo un anno ancora non avevano capito cosa faceva la nostra azienda: secondo voi che impressione fanno ai giornalisti? A me pessima, infatti ho preferito riprendere in mano in prima persona l’ufficio stampa. Chiaramente non dovete sapere tutto. Quando non sapete qualcosa o, meglio, quando è necessario un approfondimento incaricatevi di cercarlo o fate parlare, se è il caso, il giornalista direttamente con un tecnico;
  • perspicacia: dove capire con chi parlate. State parlando con persone che scrivono per un pubblico. Dovete avere sempre molto chiaro cosa potete dire e cosa non potete dire. E’ vero che c’è il diritto d’informazione e di cronaca, ma è altrettanto vero che esiste il dovere alla riservatezza nei confronti della vostra azienda o del vostro cliente. Vi troverete sempre nella difficile posizione di rendere un servizio adeguato a due parti, per la loro rispettiva soddisfazione: la vostra azienda/il vostro cliente e i giornalisti;
  • attenzione ai dettagli procedurali: i giornalisti generalmente hanno bisogno di informazioni entro termini ben stabiliti. Questi termini generalmente sono particolarmente stretti, può capitarvi, come a me oggi, di dovere organizzare la mattina un’intervista per una diretta radiofonica alla sera. O addirittura, un’intervista che deve essere in onda nel giro di venti minuti. Quindi la domanda d’oro è sempre: per quando serve il materiale, quali sono le scadenze? Inoltre attenti ai formati in cui vengono richiesti i materiali: tenete a portata di mano documenti tanto in formato Word per Windows, RTF o PDF e spedite ciò che vi viene richiesto. Stessa cosa per le immagini: ascoltate con attenzione le esigenze e inviate i formati richiesti, sincerandovi sempre dello spazio disponibile nella casella del giornalisti.

ComeBack! “Dispense scrivere comunicato stampa”

Inauguro questa sera . Vedo dal motore di statistiche che alcuni visitatori arrivano al mio blog tramite query su Google, ma nel giro di pochissimo se ne escono perché non hanno trovato risposta. E allora prendo spunto dalle loro query e gli rispondo. Certo ex-post, ma è pur sempre una risposta, probabilmente servirà ad altri visitatori (molte query si somigliano).
Questa sera rispondo a chi ha cercato su Google "Dispense scrivere comunicato stampa" ed è arrivato sul mio blog, andandosene via quasi subito. E gli dico: sei stato frettoloso perché in verità al come si scrive un comunicato stampa avevo dedicato un post a ottobre scorso, lo trovi qui. Il concetto fondamentale: alcuni elementi formali del comunicato stampa sono importanti, ma la sua informatività è fondamentale, senza quella si ha solo mera promozione (ed è un atteggiamento autolesionista perché a lungo andare si viene considerati dalla stampa come fonti poco interessanti). Sul tema segnalo anche un ottimo post di Italo Vignoli.