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Business People, parlare di temi tecnici in modo chiaro e preciso

Credo che Business People sia un ottimo esempio di come si dovrebbe fare una rivista. Ha la capacità di spiegare argomenti complessi con una relativa chiarezza. E’ chiaro che il lettore tipo di una rivista del genere probabilmente è già dentro il mondo che gli viene presentato, o come aspira a farne parte, e quindi non fa eccessiva fatica a cogliere il senso degli articoli. Probabilmente è anche aiutato da una buona scolarizzazione. Ma Business People si distingue a mio parere proprio per volete parlare in modo non settario di temi complessi, è molto anglosassone in questo senso. Molte riviste, per esempio quelle del settore enogastronomico, parlano ai propri lettori con linguaggi specialistici che non sempre risultano chiari. Lampante in questo senso l’osservazione di un enologo su una rivista che parla di vino e che si rivolge, o vorrebbe rivolgersi, a un pubblico di appassionati: gli articoli sono illeggibili, sono troppo difficili! E se è un enologo a dirlo…

Credo quindi che si debba parlare di temi tecnici limitando al minimo l’uso di linguaggi troppo specialistici, servendosene solo per lo stretto necessario. Ho sempre trovato estremamente faticoso leggere articoli di marketing e di comunicazione in cui gli autori, in una sorta di autocelebrazione delle proprie capacità linguistiche, si lasciano andare a linguaggi ermetici. Questo credo per dimostrare al pubblico, ma forse anche a loro stessi, di dominare il mezzo, di conoscere appieno la materia. Per me la migliore dimostrazione della conoscenza della materia è proprio la capacità di spiegarla e divulgarla, anche ai colleghi del settore, in modo chiaro e sintetico, per quanto ovviamente possibile.

Le fonti delle notizie / News sources

Mi sono imbattuto oggi in questo post del giornalista Carlo Felice Dalla Pasqua. Ha quasi due anni, ma mi pare molto attuale. Ci ricorda che citare le fonti delle proprie notizie non è un atto di cortesia, ma un dovere del giornalista che così facendo fornisce al lettore un elemento importante per la valutazione della notizia. Ma quante volte le fonti non sono dichiarate nel nostro paese? Troppe secondo me.

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I have found today this post by the journalist Carlo Felice Dalla Pasqua. It is two years old, but it is still meaningful. It says that quoting news sources when writing an article is not just a matter a politeness. The journalist has to quote the sources to provide the reader with important elements to judge the article. How many times news sources are not quoted in Italy? Too many times in my opinion.

A Modest Proposal, il nuovo blog di Riccardo Modesti

Riccardo Modesti è uno dei giornalisti più ironici che ho conosciuto negli ultimi anni. E anche autoironico. Quando ci parli ti guarda e ti ascolta in modo vitale e brioso, la battuta è sempre pronta. Ma l’ironia è solo di supporto alla capacità che ha Riccardo di cogliere i punti focali delle questioni, le chiavi di volta delle problematiche. D’ora in poi i suoi pensieri sono anche su A Modest Proposal, uno dei bei blog ospitati da Filippo Ronco sul quel bello (e pulito) spazio che è TigullioVino. Benvenuto, Riccardo!

Regali ai giornalisti: errata corrige e altre riflessioni / Gifts to journalists: errata and some other thoughts

Carlo Arcari nel commento al mio precedente post dedicato ai regali ai giornalisti mi informa che l’episodio da me citato risale ai primi anni ’80 e non è quindi recente come si poteva supporre dalla mia citazione del post di Toni Muzi Falconi. Mi sono infatti accorto di avere commesso un’imprecisione nella traduzione del post dall’inglese dovuto alla decontestualizzazione. Infatti il suo "more recently" è stato tradotto da me soltanto come "recentemente", mentre si doveva intendere come "più recentemente" rispetto all’esempio citato da Toni, riferito al dopoguerra italiano. Ringrazio Carlo Arcari per avere restituito la giusta temporalità all’episodio che è stato inoltre arricchito di dettagli interessanti.
Rimane comunque aperta la questione dei regali ai giornalisti. Sempre in un commento su questo blog trovate la presa di posizione di Franco Abruzzo nei confronti delle agenzie e degli uffici stampa che propongono omaggi rispetto al servizio / prodotto presentato. Personalmente credo che un omaggio sia lecito se contestuale al servizio / prodotto e se proporzionato. Intendo dire: se mi occupo di comunicazione per un’azienda che produce vino è chiaro che spedirò a casa dei giornalisti che mi interessa raggiungere una campionatura affinché possano giudicarla. Ben diverso il caso in cui la campionatura va ben al di là del fine professionale o, addirittura, quando si tratta di omaggi completamente slegati dal servizio / prodotto (mi sembra il caso di quanto denunciato da Franco Abruzzo).
Nella mia esperienza come addetto stampa, e da quella raccontatami da amici e colleghi, si deve comunque annoverare anche il caso inverso: il giornalista che chiede omaggi. E’ un fenomeno che sembra trasversale al grado di specializzazione e alla diffusione delle testate per le quali lavorano alcuni giornalisti-questuanti. La richiesta del gentile omaggio avverebbe a servizio reso, diciamo a saldo della prestazione, e si concretizzerebbe in una e-mail o telefonata, seguita da successivi contatti. Il tono andrebbe da un cortese invito alla spedizione di un omaggio a un’irritazione crescente e per nulla malcelata. Questo per quanto riguarda il settore in cui lavoro, l’agroalimentare, se qualche collega vuole dare conto della situazione in altri settori è il benvenuto.

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Carlo Arcari has commented my previous post about giving gifts to journalists informing me that the episode quoted by me dates back to the 80s and therefore it is not so recent. This misunderstanding is due to my translation from English into Italian of a part of a Toni Muzi Falconi’s post. Thank you to Carlo Arcari for his meaningful comment and for the details provided about the episode. My personal position on giving gifts to journalists is that they are allowed only if the serve the purpose of better explaining the product. If you produce wine, it is fine to send samples to the press. Anyway there is a limit between sending samples and sending pure gifts.In Italy we as RP people and press attachés are facing the problems of journalists asking for gifts. Some people from the press are used to pretend a gift after an article has been published. They can ask for it either in a very gentle and calm manner or in very aggressive one. Some of them disclose overtly their irritation in case they do not receive anything. At least this is the situation in the field of wine & food, I wonder what happens in the other fields.

Regali ai giornalisti / Presents to journalists

Dal blog di Toni Muzi Falconi (traduzione dall’inglese mia):

"Recentemente a Milano un collega ha tenuto una conferenza stampa per presentare un paio di sci. Ha dato ai partecipanti uno sci, impegnandosi a spedirgli il secondo a casa quando fosse apparso l’articolo!"

Considerazioni:

  • se io fossi stato uno dei giornalisti presenti alla conferenza stampa mi sarei sentito offeso nella mia dignità professionale;
  • credo che quest’azione violi tanto la deontologia del nostro lavoro di comunicatori, quanto quella dei giornalisti.

Gli omaggi si possono fare in una certa misura, ma non è corretto vincolarli all’uscita del pezzo. E’ triste pensare che alcuni colleghi gestiscono le relazioni con la stampa in questo modo.

 

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From Toni Muzi Falconi’s blog:

"More recently in Milano a colleague held a press conference to present a pair of skis and gave participants one ski, committing to send the second one at home once the complimentary article had appeared!"

My thoughts on it:

  • if I were a journalist I would feel insulted;
  • I think this action violates the deontology of PR as well as that of journalism.

You can give presents to a certain extent, but it is not fair to bind them to the publishing of articles. It is sad to see colleagues managing press relations in such a way.