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	<title>odello.blog &#187; grappa</title>
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		<title>Marketing e comunicazione della grappa</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 22:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="15" height="71" border="10" align="left" width="100" vspace="15" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/Image/alambicchi_grappa.jpg" alt="" />Il mercato della grappa &egrave; mosso da 135 distillerie, di cui molte sono imprese a conduzione familiare, generalmente comunque si tratta di PMI. Negli ultimi anni molte aziende hanno iniziato ad approcciare in modo pi&ugrave; sistematico il marketing e la comunicazione. La grappa &egrave; un prodotto particolare perch&eacute; nel tempo &egrave; riuscita a riqualificare la propria immagine in modo sostanziale. Da prodotto alimentare, da bere per scaldarsi, &egrave; infatti divenuta un distillato blasonato lavorando moltissimo a livello tecnologico. Si &egrave; riusciti quindi a innovare la distillazione senza snaturare il prodotto. Nel frattempo sono stati fatti investimenti importanti, soprattutto da parte di alcune aziende, in marketing e comunicazione. All&#8217;inizio di di dicembre a Levico, in provincia di Trento, si &egrave; tenuto il convegno &quot;Grappa: Prospettive&quot; di cui Odello Associati &egrave; stato incaricato di gestire la segreteria scientifica e l&#8217;ufficio stampa. Per chi non conosce il settore pu&ograve; forse essere interessante leggere il comunicato stampa che abbiamo diffuso e che d&agrave; un&#8217;idea delle problematiche di marketing e di comunicazione che i grappaioli si trovano ad affrontare.</p>
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<p><span style="font-weight: bold;">Grappa: piccolo lusso quotidiano, forse batte crisi</span></p>
<p><span style="font-style: italic;">La grappa potrebbe battere la crisi. Ma servono un marketing e una comunicazione efficaci per dare ai consumatori pi&ugrave; cultura del prodotto</span><br style="font-style: italic;" /><br />Nonostante la crisi la grappa potrebbe tenere sul mercato. Lo sostiene Maurizio di Robilant, presidente di RobilantAssociati, leader nel brand advisory e strategic design, che ha lavorato, tra gli altri, per Fiat, Bacardi Martini e illy caff&egrave;. &quot;In un momento di crisi come quello attuale, il consumatore ricerca la propria gratificazione personale nei piccoli lussi quotidiani &#8211; ha affermato Maurizio di Robilant &#8211; La grappa &egrave; proprio uno dei prodotti capaci di raggiungere questo obiettivo: un lusso pi&ugrave; democratico, alla portata di tutti, ma ancora legato a una dimensione di esclusivit&agrave; e raffinatezza proprie dei distillati di alta qualit&agrave;&quot;.<br />Una riflessione svolta a margine del convegno &quot;Grappa: Prospettive&quot; organizzato a inizio dicembre dall&#8217;Istituto Tutela Grappa del Trentino nel contesto del &quot;Grappa Festival&quot; di Levico. Altri gli spunti interessanti emersi. Primo: tenere alta la guardia sulla tutela, quindi continuare a investire sulla ricerca scientifica, come ha sottolineato Sergio Moser, ricercatore dell&#8217;Istituto Agrario di San Michele all&#8217;Adige. Questo per ottenere un prodotto di qualit&agrave; che, per&ograve;, deve essere comunicato in modo ancora pi&ugrave; efficace, come ha fatto rilevare Manuela Violoni, responsabile della ricerca e sviluppo del Centro Studi Assaggiatori. &quot;Da un nostro test risulta che non solo non si riconosce la grappa dalla descrizione data dai produttori, ma spesso questa &egrave; addirittura fuorviante &#8211; ha affermato Manuela Violoni &#8211; I produttori devono puntare quindi su un posizionamento pi&ugrave; realistico ed efficace verso la clientela e nei confronti della concorrenza&quot;.<br />Anche perch&eacute; la grappa &egrave; insidiata dal bere &quot;dolce e facile&quot;.  Da una recente ricerca emerge che negli ultimi dodici mesi infatti l&#8217;84% degli italiani che bevono normalmente alcolici ha preso almeno una volta un limoncello, il 58% un amaro, il 50% una crema di whisky. Meno gettonati i distillati da riflessione: il rum &egrave; stato bevuto dal 46%, il whisky e la grappa dal 42%. &quot;Se qualcuno immagina gli italiani come raffinati bevitori di distillati di pregio, si sbaglia &#8211; ha commentato Glauco T. Savorgnani, professore di marketing all&#8217;Universit&agrave; Cattolica di Milano e presidente di Talos AM Apertamente, la societ&agrave; che ha effettuato la ricerca &#8211; Gli italiani infatti amano il bere dolce e poco impegnativo&quot;.<br />La grappa &egrave; quindi per gli intenditori: da qui la necessit&agrave; di un marketing e di una comunicazione sempre pi&ugrave; efficaci. Che diventano fondamentali sui mercati internazionali. &quot;Sui mercati internazionali  emerge una scarsa conoscenza della grappa da parte dei consumatori, anche nei paesi dove &egrave; alto il consumo di bevande ad alta gradazione alcolica come la Polonia e la Russia &#8211; ha relazionato Roberto Lovato, direttore agroalimentare dell&#8217;Istituto Nazionale Commercio Estero &#8211; Manca un&rsquo;idonea politica di comunicazione per fare conoscere la grappa e si soffre della concorrenza locale con altre bevande alcoliche facilmente rintracciabili sul mercato a buon prezzo&quot;.<br />Comunicazione e formazione sono perci&ograve; le basi portanti per un marketing efficace della grappa. E questo anche nell&#8217;alta ristorazione italiana, dove c&#8217;&egrave; sempre maggiore necessit&agrave; di personale preparato che sappia raccontare il prodotto. &quot;Al ristorante, le argomentazioni nel proporre la grappa devono essere piccoli racconti, che tocchino le corde della emotivit&agrave; dei clienti e stimolino anche la discussione tra di loro &#8211; ha affermato Albino Ivardi Ganapini, presidente di ALMA, la scuola internazionale di cucina italiana &#8211; Argomentazioni che diventino alla fine suggerimenti discreti per il cliente&quot;. Una necessit&agrave; di maggiore formazione evidenziata anche da Giorgio Cermesoni, dirigente di Finiper, gruppo della grande distribuzione organizzata, che ha fatto rilevare come anche tra gli scaffali degli ipermercati si potrebbe fare cultura del prodotto in modo pi&ugrave; efficace. Cultura che certo non manca in enoteca, secondo quanto raccontato da Francesco Bonfio, presidente dell&#8217;associazione nazionale di enoteche &quot;Vinarius&quot;. Che per&ograve; fa rilevare come comunque &quot;c&rsquo;&egrave; esigenza di maggiore formazione per gli enotecari con seminari dedicati&quot;.  La notizia positiva? Anche in enoteca ora si fa pi&ugrave; attenzione alla qualit&agrave; della grappa che alla bellezza della bottiglia.</p>
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