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Italia.it: ma di quale paese parlano? Perché non raccontiamo noi l’Italia?

Ci prendono in giro. Questo il mio stato d’animo dopo avere letto i contenuti del nuovo sito governativo italia.it, aggeggino web costato 45 (quarantacinque) milioni di (nostri) euro.

La prima chicca dalla sezione dedicata al muoversi in auto:

Un’eccellente rete autostradale, riconoscibile dalla presenza della segnaletica verde, accorcia le distanze tra le venti regioni italiane: 3408 chilometri che assicurano un’efficace comunicazione territoriale, sicurezza e mobilità.

E ancora dalla sezione dedicata ai trasporti ferroviari:
A mezzogiorno del 4 Ottobre 1839, Ferdinando II di Borbone, Re delle due Sicilie, inaugura il primo binario ferroviario di tutta l’Europa: la tratta Napoli-Portici. Quasi 170 anni dopo l’Italia è ancora all’avanguardia nel campo del trasporto ferroviario, grazie alle migliaia di chilometri che arrivano in tutti gli angoli più dello stivale
(sic) ed un sistema ferroviario di binari, treni, locomotive e stazioni all’avanguardia.

Nella sezione del viaggio aereo vengono citate le varie compagnie che fanno rotte nazionali, ma particolare attenzione promozionale viene dedicata alla moribonda e statalista Alitalia:
La compagnia di bandiera nazionale è l’Alitalia, che detiene più del 50% del traffico aereo nazionale e collega giornalmente tutte le città italiane con un’elevata frequenza di voli. Alitalia, inoltre, offre una serie di sconti per giovani, famiglie, anziani e chi si sposta durante il weekend.

Ma stanno veramente parlando dell’Italia? E’ una domanda da aggiungere all’ottima lettera aperta al Redattore di Italia.it di Giacomo. Perché non facciamo un sito reale sull’Italia? Raccontiamola nei suoi lati migliori e peggiori al mondo, raccontiamola dal basso, da un punto di vista reale, nel bene e nel male. Io un nome per quest’opera collettiva già l’avrei: thetruthonitaly.com. Questa sarebbe una seria operazione di relazioni esterne per il nostro paese, un diario collettivo a uso dei potenziali turisti. Qualcuno vuole ragionare su questo progetto?

 

Un banner ingannevole / A tricky banner

Oggi aprendo paginegialle.it è comparso un banner della Banca Popolare Italiana che scorreva da sinistra a destra. E scorreva quasi a metà schermo, rendendo poco agevole la compilazione del modulo di ricerca (a destra la schermata parziale, ho evidenziato il banner, cliccate per ingrandirla). La soluzione? Chiudere il banner cliccando sulla piccola X in alto a destra. Ma provare a chiudere un banner che scorre è un gioco di destrezza e il rischio è… cliccare sul banner e venire spediti alla pagina dell’inserzionista. Geniale, vero? Non credo che questo giovi molto all’immagine della Banca Popolare Italiana (che si farà presto odiare per questo banner), ma probabilmente aumenta leggermente il click-through-rate a tutto vantaggio di chi ospita il banner e dell’agenzia che lo ha progettato che così potrà vantarsene con il suo committente, la banca stessa. Al di là del fastidio, ho una domanda: è deontologicamente corretto che un’agenzia proponga a un cliente una soluzione svantaggiosa per il cliente? E’ risaputo che questo tipo di banner danno noia agli utenti per la loro invasività e quindi non aiutano certo l’immagine del cliente. Ma qui lascio la parola a chi lavora direttamente nel campo.

 

As I opened the Italian yellow pages on the Internet, a banner from Banca Popolare Italiana suddenly appeared, scrolling from the left side of the screen to the right one, floating in the middle of the screen. Filling in the search form was not that easy because of the banner partially covering the last field (take a look at the image on the right, I just colorized the banner, just click on the image to enlarge it). Therefore I tried to close the floating banner by clicking on the small X positioned in its upper right corner. Anyway closing a floating banner can be difficult: you may click in the wrong point and be sent to the the landing page of the advertised product. What a smart idea! Anyway I guess this way of using banners does not improve the reputation of the company. It is probably very useful for the hosting site and for the agency who realised the banner because it probably increases slightly the click-through-rate. The agency will be proud of this and will report it to the client. But it could damage the client itself as the users usually hate this kind of floating or pop-up advertising. My final question: is the behaviour of the agency deontological? They are proposing to the customer a solution which could damage the customer itself.

Il Consorzio per la Tutela dell’Asti vara una campagna RP e media da 40 milioni di euro / A new 40-million-euro PR and media campaign for the Asti DOCG wine

E’ iniziata l’annunciata campagna dell’Asti DOCG. Come si sapeva da tempo il bilancio a disposizione del Consorzio per la Tutela dell’Asti è milionario. Leggo nel comunicato stampa:

"Il Consorzio per la Tutela dell’Asti presenta oggi la campagna di comunicazione integrata pluriennale internazionale per la valorizzazione del primo spumante italiano. In occasione della presentazione della rivisitazione del logo e della campagna pubblicitaria per l’Italia è stato illustrato il sistema di attività che, con un investimento di circa 40 milioni di euro, mira a riconquistare nella mente dei consumatori la posizione che gli compete: un prodotto dolce e aromatico per natura, di grande tradizione e qualità che ha il privilegio di nascere in un territorio unico".
Ho visto stasera lo spot da 30" in televisione e devo dire che mi sembra fatto molto bene, aspetto ora di vedere il resto. Peccato invece che il tanto annunciato nuovo logo, versione rivisitata di quello storico, sia presente sui comunicati stampa e non sul website, che come è successo per l’Acqua Panna qualche mese fa (ne ho parlato qui), sembra sempre rimanere un passo indietro in queste operazioni (infatti tra la campagne TV sul sito non è ancora disponibile quella appena iniziata). Nessun accenno finora al ruolo di internet in questa imponente operazione di comunicazione.

 

The new PR and media campaign of the Asti DOCG wine started today. The 40-million-euros campaign aims at valorizing the Asti DOCG wine worldwide. I watched the new ad on TV tonight and found it well done, now I am waiting to see what is next. The historical logo was also redesigned. Although it is has been put on the press releases, there is still no trace of it on the website. It seems the web always come later in these campaigns (I remember the Acqua Panna’s one, I talked about it some months ago). Moreover the new TV ad has not been added to the gallery on the website yet, so it is not available for downloading. The press release does not mention any specific role of the Internet during the campaign.

Arriva VinoClic, la concessionaria di pubblicità on line per il settore enogastronomico

Il problema per un’azienda che desidera fare pubblicità on line su testate e blog di carattere enogastronomico è la frammentarietà dell’offerta pubblicitaria stessa. Vale a dire: se ho un’azienda e voglio promuoverla su siti o blog che trattano di wine & food, dovrò andare a verificare una per una le diverse offerte dei diversi editori.
"Uno dei maggiori freni allo sviluppo delle attività di comunicazione online da parte delle aziende è senz’altro rappresentato dall’estrema frammentarietà dell’offerta editoriale in rete, un microcosmo di testate e blog che ogni giorno appassiona migliaia di lettori ma che, da solo, non è in grado di offrire un’adeguata risposta alle esigenze dell’inserzionista", ha affermato Filippo Ronco, editore di TigullioVino.
Per ovviare a questo Ronco propone VinoClic, la prima concessionaria on line che si propone investimenti pubblicitari su un network consolidato, permettendo così pianificazione e razionalizzazione. VinoClic aprirà i battenti il 2 ottobre prossimo, a me sembra che l’iniziativa sia molto interessante, ne seguirò con attenzione gli sviluppi.

Qualcuno non ha ancora capito che Internet vive di collegamenti

Una nota società bresciana di servizi Internet mi manda la Sua newsletter (pealtro nella testata è specificato che è per i loro clienti, ma io non lo sono più). Ci do un’occhiata e mi colpisce che, nell’editoriale, il CEO della società così parla:

 

Ma come, mi parli di un articolo, mi citi l’autore, ma non mi dai il link? Cosa vuol dire "A chi fosse interessato posso fare avere il link all’articolo completo"? Se clicco sul link, mi si apre la finestra del programma di posta elettronica perché il link non c’è! E’ un mailto all’indirizzo della redazione della newsletter.
Ricapitoliamo: stai citando materiale altrui, gestisci una società Internet e non metti il link. Hai capito tutto del web, ottima mossa di posizionamento della tua azienda nei confronti dei tuoi clienti…
Comunque sono quasi d’accordo con il CEO quando afferma "Quello che mi piace di internet è che si trova sempre quello che si cerca". Quasi d’accordo perché non sempre è così. Però stavolta sì. E allora vi dico che l’ottimo articolo di Filippo Ronco cui fa riferimento il CEO è qui (perché se aspettavate il CEO…)