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Product placement enogastronomico

Ricevo questa notizia che riguarda il product placement di prodotti agroalimentari (di cui avevo già parlato qui). Nel nuovo film di Simona Izzo “Tutte le donne della mia vita”, uscito il 13 aprile scorso, compaiono a tavola la birra Baladin e i prodotti del Pastaio di Gragnano. Presenti poi, naturalmente, anche al buffet dell’anteprima della pellicola. Continua quindi a crescere il product placement enogastronomico nel nostro paese.

Il product placement enogastronomico in Italia: torte e che altro?

Il product placement è la tecnica di comunicazione pubblicitaria che prevede l’inserimento di un prodotto in una o più scene di una produzione cinematografica o televisiva, quindi in fim, fiction, reality e altro. Questa è una definizione concisa, per saperne di più potete leggere questo articolo su Marketing Routes e Blog Placement, dedicato completamente al tema.

Stamattina ho ricevuto il comunicato stampa che annuncia che Cameo, storico marchio dolciario italiano, utilizzerà il product placement in un film italiano di prossima uscita:
“Ho voglia di te”, l’atteso sequel di “Tre metri sopra il cielo”, nelle sale da marzo 2007, prodotto da Cattleya e diretto da Luis Prieto, con protagonisti Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti e Katy Louise Saunders, segna l’esordio cinematografico di un’attrice molto particolare: la Torta al Cioccolato Versa e Inforna Cameo.

A me ha fatto uno strano effetto, forse perché nell’agroalimentare italiano l’uso di questi strumenti di marketing mi sembra ancora poco diffuso. Negli anni ’70-’80, come fa rilevare Marketing Routes, era possibile trovare delle marche di liquori in alcuni film. Poi abbiamo avuto alcuni casi di product placement più o meno occulto, o forse soltanto involontario anche se mi riesce difficile pensarlo, ad esempio di acque minerali. Recentemente però non mi viene in mente granché, qualcuno ha altri esempi per fare un po’ di casistica?

Il sindaco di Londra contro i miles food / The major of London against the miles food

Rassegna stampa. Un recente studio indica che il 22% dei gas serra prodotti nel Regno Unito è dovuto alla produzione e al trasporto degli alimentari. Per questo Ken Livingstone, sindaco di Londra, ha deciso di intervenire contro i cosiddetti miles food, i prodotti alimentari che prima di arrivare al consumatore percorrono miglia e miglia, con conseguente inquinamento. Ma in Italia non funzionerebbe.
Fonte: “Pensa globale, consuma locale” di Lorenzo Tosi in Origine (Luglio-Agosto 2006)

Press review. A recent research demonstrates that 22% of the UK greenhouse gases is due to the production and the transportation of food. That is why the major of London, Ken Livingstone, declared war on the miles food, that is to say food which is not produced locally and has to be transported for miles. Anyway he would lose the war in Italy.
Source: “Pensa globale, consuma locale” by Lorenzo Tosi published in Origine (July-August 2006)

La comunicazione del vino, quella nuova: un primo bilancio finale

Sabato 21 ottobre si è svolto a Bergamo il convegno "La comunicazione del vino, quella nuova", che avevo annunciato in un precedente post. Ora, essendo tra gli organizzatori, mi sembra il momento di iniziare a tirare le somme.

L’obiettivo era discutere sulla nuove forme di comunicazione del vino, tema interessante e attuale. In sala avevamo molti giornalisti, circa una trentina tra italiani e stranieri, e qualche produttore. E questo mi è un po’ dispiaciuto perché il mondo della produzione si è perso certamente un gran bel convegno in cui i relatori sul palco hanno fornito fatti, numeri e opinioni che personalmente ho trovato molto interessanti (una nota: ho risentito gli interventi in ufficio dalla registrazione DVD perché quella mattina ero troppo impegnato sul fronte organizzativo e di ufficio stampa per riuscire a seguirli nel dettaglio). Però mi sembra doverosa una precisazione: il confronto con i produttori non era l’obiettivo principale del convegno, come sostenuto da Lizzy. Questo era certamente un obiettivo importante, ma a fianco di un obiettivo altrettanto importante: il dibattito tra gli operatori, vale a dire comunicatori e giornalisti. Il dibattito tra chi comunica la produzione ai consumatori, un dibattito sui mezzi e i modi più efficaci per comunicarla in modo corretto ed efficace. E questo obiettivo è stato pienamente raggiunto con un bel dibattito finale (che tra l’altro ho seguito completamente in diretta, al contrario delle relazioni). Diciamo quindi che se da una parte mi rammarico per il confronto mancato con i produttori, dall’altra mi conforta il momento finale di discussione tra comunicatori e giornalisti.

Spero che di questi momenti ce ne possano essere altri in futuro, anzi lo credo con ragionevole certezza, dato che Filippo lancia l’idea di una tavola rotonda che metta faccia a faccia giornalisti e produttori. Un’ottima idea che, a mio modesto parere, rischia di cadere nell’autoreferenzialità citata da Giampiero, se a quel tavolo non verranno fatti sedere anche gli altri attori del mondo vino: GDO, agenzie di comunicazione e di ADV, associazioni dei consumatori, fiere del settore. Perché la comunicazione del vino non passa solamente attraverso la stampa, che è un canale fondamentale, ma anche attraverso questi altri canali. Credo infatti che non necessariamente il cliente medio della GDO che compra i vini a scaffale sia un lettore assiduo di stampa più o meno specializzata o anche generalista di taglio enogastronomico. E quindi la comunicazione su questo target è affidata in larga parte per forza all’azione dei canali non giornalistici. Quindi il consiglio che mi sento di dare a Filippo è quello di fare sedere a quel tavolo tutti coloro che comunicano il vino e, sarebbe ottimo, anche chi il vino lo compra.

Spero in definitiva che altri momenti di confronto intrasettore possano esserci e sia possibile allargare il dibattito al mondo della produzione. Non mi dispiacerebbe se già da ora si potesse portare avanti la discussione sui temi, sia sui tanti ottimi blog della sfera italiana (i già citati Lizzy, Filippo, Giampiero, ma anche quello di Gianpaolo e altri ancora) che all’interno di FIJEV Italia.

Arriva VinoClic, la concessionaria di pubblicità on line per il settore enogastronomico

Il problema per un’azienda che desidera fare pubblicità on line su testate e blog di carattere enogastronomico è la frammentarietà dell’offerta pubblicitaria stessa. Vale a dire: se ho un’azienda e voglio promuoverla su siti o blog che trattano di wine & food, dovrò andare a verificare una per una le diverse offerte dei diversi editori.
"Uno dei maggiori freni allo sviluppo delle attività di comunicazione online da parte delle aziende è senz’altro rappresentato dall’estrema frammentarietà dell’offerta editoriale in rete, un microcosmo di testate e blog che ogni giorno appassiona migliaia di lettori ma che, da solo, non è in grado di offrire un’adeguata risposta alle esigenze dell’inserzionista", ha affermato Filippo Ronco, editore di TigullioVino.
Per ovviare a questo Ronco propone VinoClic, la prima concessionaria on line che si propone investimenti pubblicitari su un network consolidato, permettendo così pianificazione e razionalizzazione. VinoClic aprirà i battenti il 2 ottobre prossimo, a me sembra che l’iniziativa sia molto interessante, ne seguirò con attenzione gli sviluppi.