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		<title>Compro il giornale con i sandali o i sandali senza il giornale?</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 19:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalle pagine delle lettere di &#34;New Tabloid&#34;, il mensile dell&#8217;Ordine dei Giornalisti della Lombardia:Carissimi, oggi ho cercato una rivista in edicola e I&#8217;edicolante mi ha chiesto che numero volessi. Io, guardandolo strano, ho risposto: il numero in edicola. Lui mi ha detto che si riferiva al numero di piede. Perch&#233; la rivista aveva come gadget [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="203" align="left" width="150" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/Image/tabloid.jpg" alt="" />Dalle pagine delle lettere di &quot;New Tabloid&quot;, il mensile dell&#8217;Ordine dei Giornalisti della Lombardia:<br /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Carissimi, oggi ho cercato una rivista in edicola e I&#8217;edicolante mi ha chiesto che numero volessi. Io, guardandolo strano, ho risposto: il numero in edicola. Lui mi ha detto che si riferiva al numero di piede. Perch&eacute; la rivista aveva come gadget un paio di scarpe. Poi ho visto un paio di sandali dorati celofanati insieme a un giornale di cui non si leggeva la testata. Li ho visti mentre stavo acquistando, a 12,90 euro, &quot;Vie del Gusto&quot; celofanata insieme a due set di sushi, completi di bacchette e stuoini di legno. Mi sono chiesto se acquistare due &quot;Vie del Gusto&quot; per avere il servizio da quattro, casomai arrivassero a casa degli amici. Ma invece del secondo set sushi ho comprato i sandali d&#8217;oro. E I&#8217;edicolante, di nuovo: &quot;Che numero vuole?&quot; In quello stesso istante ho deciso di iniziare una collezione di gadget. Potremmo farne una mostra (uso il plurale perch&eacute; spero che diventiate miei complici), vendere i gadget all&#8217;asta e devolvere il ricavato a qualche associazione che si batte per un mondo migliore. Mi servono gadget originali, con la celofanatura intonsa. Accetto, in deroga, copie spaiate rivista-gadget per il pregresso. Astenersi da abbinamenti banali come &quot;panini&quot; di varia natura (salvo eccezioni tipo Espresso-Playboy), giornale libro, giornale film. Vanno bene, invece, borse, top, tanga, orologi, bandane e chi pi&ugrave; ne ha pi&ugrave; ne metta. Darei non so cosa per una bilancia pesapersone allegata a Gente che mi sono persa lo scorso anno. Vi far&ograve; sapere. Un caro saluto.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Saverio Paffumi</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Ps. Il giornale con i sandali &egrave; &quot;Stop&quot;</span></p>
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		<link>http://www.odello.it/blog/index.php/2007/08/la-radio-che-si-vede-non-e-radio/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Aug 2007 20:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre a me non dispiace l&#8217;idea di vedere la radio, vale a dire i conduttori in azione, Stefano Gallarini, che in radio ha lavorato per anni e ne &#232; senza dubbio un profondo conoscitore, non &#232; della stessa idea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre a me non dispiace l&#8217;idea di <a href="http://www.odello.it/blog/index.php/2007/08/che-bellezza-e-la-radio/">vedere la radio</a>, vale a dire i conduttori in azione, Stefano Gallarini, che in radio ha lavorato per anni e ne &egrave; senza dubbio un profondo conoscitore, <a href="http://stefanogalla.blogs.com/weblog/2007/08/la-radio-hanno-.html" target="_blank">non &egrave; della stessa idea</a>.</p>
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		<title></title>
		<link>http://www.odello.it/blog/index.php/2006/05/giornalismo-e-responsabilita-sullinformazione-scientifica/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 May 2006 20:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;&#232; un punto che pu&#242; essere spinoso nelle relazioni con la stampa quando si cura un ufficio stampa di un&#8217;azienda o di un ente che si occupa di ricerca scientifica. Questo punto &#232; la precisione dell&#8217;informazione finale fornita dal giornalista al suo pubblico. Mi spiego subito con un esempio, mia recente disavventura. Mi chiama una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img vspace="5" hspace="5" align="left" alt="" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/Image/uovo_rotto.jpg" />C&#8217;&egrave; un punto che pu&ograve; essere spinoso nelle relazioni con la stampa quando si cura un ufficio stampa di un&#8217;azienda o di un ente che si occupa di ricerca scientifica. Questo punto &egrave; la precisione dell&#8217;informazione finale fornita dal giornalista al suo pubblico.</p>
<p>Mi spiego subito con un esempio, mia recente disavventura. Mi chiama una giornalista di uno dei due grandi e storici settimanali italiani. Sta facendo un servizio su un determinato tema e vorrebbe il parere di un esperto del settore. Il vicepresidente della societ&agrave; per cui lavoro &egrave; proprio un esperto del settore, avendo noi lavorato a lungo sul tema d&#8217;interesse della giornalista. Pongo in contatto direttamente la giornalista con il mio vicepresidente. Quando esce il pezzo scopriamo che le dichiarazioni del vicepresidente sono state completamente travisate, in modo a dir poco semplicistico e imbarazzante. Una telefonata, direttamente del vicepresidente, per capire cosa &egrave; successo. La signora risponde che ha passato il pezzo alla redazione e qualcuno, di l&agrave;, ha fatto un po&#8217; di editing (senza troppi complimenti a quanto sembra). Una situazione poco piacevole soprattutto perch&eacute; le dichiarazioni mal riportate non sono state pubblicate su un settimanale qualunque, ma su uno dei pi&ugrave; grandi del nostro paese. Non &egrave; colpa della giornalista, lei ha passato il pezzo. Non &egrave; colpa del redattore, lui ha fatto l&#8217;editing. Insomma , non &egrave; colpa di nessuno e neanche del sottoscritto perch&eacute; noi non abbiamo potuto avere in revisione il pezzo. Apparentemente nessuno ha colpa in modo specifico: &egrave; la filiera che non ha funzionato. Ma il danno d&#8217;immagine per noi comunque c&#8217;&egrave; stato e il pubblico comunque ha letto cose non corrispondenti alla realt&agrave;.</p>
<p>Tutto ci&ograve; si sarebbe potuto evitare se avessimo potuto avere in revisione il testo, dato che il passaggio incriminato era tecnico. Ecco il problema: a molti giornalisti non piace dare in revisione i testi, nemmeno se si tratta di pezzi con elementi tecnici dove con grande facilit&agrave; si pu&ograve; commettere un errore, riportare inesattezze. Vuoi perch&eacute; il tempo scarseggia, vuoi perch&eacute; alcuni giornalisti la prendono come un controllo del loro ruolo (e non metto in dubbio che il rischio in questo senso ci potrebbe essere). Fatto sta che l&#8217;unico controllo sull&#8217;esattezza tecnica di quanto scritto non &egrave; purtroppo delegabile al giornalista o alla redazione o ad altri. Nel caso specifico solo noi potevamo controllare la correttezza dell&#8217;editing della redazione perch&eacute; eravamo gli unici veramente competenti. In altri casi abbiamo potuto farlo ed evitare che venissero pubblicate cose palesemente errate, non per malafede o cattiva volont&agrave; dell&#8217;estensore del pezzo, ma perch&eacute; nessuno nasce tuttologo e, per quanto capaci si pu&ograve; essere, non si pu&ograve; arrivare cogliere i dettagli di un discorso scientifico in una telefonata di trenta-quaranta minuti.</p>
<p>Credo che questo sia un passaggio delicato che riguarda molte delle materie scientifiche che, per un motivo o per l&#8217;altro, vengono trattate sui grandi media generalisti in modo istantaneo, cio&egrave; laddove non assumono la forma di rubriche o inchieste gestite da un giornalista specializzato. Sembra al momento un nodo che non si riesce a sciogliere. Sapete meglio di me che la rettifica &egrave; sempre possibile, accettata da un punto di vista deontologico e tutelata legalmente. Ma sapete altrettanto meglio di me che il suo valore &egrave; pressoch&eacute; nullo perch&eacute; tutti ricordano la notizia, e nessuno si cura delle correzioni e delle precisazioni successive </p>
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		<title>L&#8217;informazione nel mondo enogastronomico</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Apr 2006 14:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Wall Street di Oliver Stone, Gordon Gekko, cinico speculatore di borsa, esclama entusiasta : &#34;The most valuable commodity I know of is information&#34; (&#34;Il bene pi&#249; di valore che conosca &#232; l&#8217;informazione&#34;, anche se nel film italiano commodity &#232; stato scandalosamente tradotto con comodit&#224;, non so se per esigenze di doppiaggio o se per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a target="_blank" href="http://www.imdb.com/title/tt0094291/?fr=c2l0ZT1kZnx0dD0xfGZiPXV8cG49MHxrdz0xfHE9d2FsbCBzdHJlZXR8ZnQ9MXxteD0yMHxsbT01MDB8Y289MXxodG1sPTF8bm09MQ__;fc=1;ft=30;fm=1" style="font-style: italic;">Wall Street</a> di Oliver Stone, Gordon Gekko, cinico speculatore di borsa, esclama entusiasta : &quot;The most valuable commodity I know of is information&quot; (&quot;Il bene pi&ugrave; di valore che conosca &egrave; l&#8217;informazione&quot;, anche se nel film italiano <span style="font-style: italic;">commodity</span> &egrave; stato scandalosamente tradotto con <span style="font-style: italic;">comodit&agrave;</span>, non so se per esigenze di doppiaggio o se per ignoranza).</p>
<p>L&#8217;informazione &egrave; veramente un bene di grandissimo valore e a me pare che nel mio settore ce ne sia sempre meno. Dando un&#8217;occhiata ai giornali di settore, alle numerose newsletter e ai blog noto che:</p>
<ul>
<li>la maggior parte dei pareri espressi sui prodotti non hanno una base oggettiva. Nel mondo del vino per potere esprimere un giudizio per molti &egrave; sufficiente: stappare la bottiglia, versarne una certa quantit&agrave; nel bicchiere, procedere a una degustazione, assegnare un punteggio al vino in virt&ugrave; di non si sa quale calcolo, diffondere ai quattro venti il parere (ho messo le fasi nell&#8217;ordine logico di esecuzione, ma non &egrave; mica certo che sia sempre cos&igrave;);</li>
<li>le polemiche dei cosiddetti critici enogastronomici sono in aumento perch&eacute; sono aumentati i canali attraverso i quali portarle avanti. Una volta le schermaglie tra i filofosi del vino si combattevano sulle riviste. Cos&igrave; prima di impiegare il costoso spazio di una rivista per scrivere scemenze ci si pensava un po&#8217;. Internet invece offre ampi spazi a basso costo ed &egrave; un fiorire di piccole polemiche e micro-litigi quotidiani;</li>
<li>i produttori di vino non sanno pi&ugrave; a che santo votarsi per emergere in questa confusione. Da una parte alcuni hanno scelto la via dell&#8217;indipendenza di mezzi ed espressione, come ha fatto <a target="_blank" href="http://www.aristide.biz/2006/01/giornalisti.html">Susanna Crociani</a>, dall&#8217;altra molti cercano di entrare in giri di amicizie pi&ugrave; o meno influenti, con costi che possono stritolare i bilanci aziendali.</li>
</ul>
<p>Questa non &egrave; informazione, vale a dire che non &egrave; un trasferimento di conoscenza da un soggetto all&#8217;altro. Perch&eacute; qui di conoscenza non ce n&#8217;&egrave;. Il mondo del vino &egrave; un settore sempre pi&ugrave; autoreferenziale che sta drammaticamente amplificando questa sua tendenza con l&#8217;abuso di internet.</p>
<p>In questo momento apocalittico ho ricevuto l&#8217;altro giorno una telefonata da parte di una giornalista che ho molto apprezzato. Mi ha chiesto se poteva mandare in azienda una serie di prodotti e ricevere un&#8217;opinione. Le ho spiegato che per tracciare un profilo di un prodotto ed esprimere un parere ci affidiamo all&#8217;analisi sensoriale. Quindi dobbiamo riunire un gruppo di assaggiatori, sottoporgli i prodotti, raccogliere i dati, elaborarli su base statistica ed emettere un report finale. E questa &egrave; una procedura che avrebbe richiesto un certo tempo rispetto alla sempice degustazione personale. Quello che mi ha fatto piacere &egrave; che la giornalista ha compreso perfettamente l&#8217;approccio e mi ha detto che mi avrebbe richiamato pi&ugrave; avanti per organizzare un gruppo di assaggio con maggiore calma. Ha capito quindi che lo facevo per darle un&#8217;informazione corretta per i suoi lettori e ha apprezzato la seriet&agrave;.</p>
<p>Questo per dire che qualcosa sta iniziando a cambiare anche in un settore dominato per anni da grandi mostri sacri di cui la parola &egrave; stata legge per l&#8217;umanit&agrave; intera (e da un codazzo di discepolucci con minore carisma che provano a fare i maestri di vita). Forse stiamo virando verso l&#8217;informazione, la strada &egrave; ancora lunga ma sembra che il pensiero di Gordon Gekko stia fortunamente riprendendo quota. </p>
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		<title>Aviaria e deontologia dei giornalisti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 19:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guelfo Magrini di Nettari di Bacco pubblica un interessante commento sul tam tam mediatico scatenato dall&#8217;aviaria. E parla di deontologia della stampa, domandandosi:La deontologia professionale non impone un senso della misura che sia utile a determinare l&#8217;opportunit&#224; della diffusione di notizie d&#8217;incerta provenienza o non rilevanti a livello di cifre, se non altro in termini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guelfo Magrini di <a target="_blank" href="http://news.nettaridibacco.it/">Nettari di Bacco</a> pubblica <a href="http://news.nettaridibacco.it/AGENZIA/AVIARIE1.htm" target="_blank">un interessante commento</a> sul tam tam mediatico scatenato dall&#8217;aviaria. E parla di deontologia della stampa, domandandosi:<br /><br style="font-style: italic;" /><font size="2" style="font-style: italic;">La deontologia professionale non impone un senso            della misura che sia utile a determinare l&#8217;opportunit&agrave; della            diffusione di notizie d&#8217;incerta provenienza o non rilevanti a livello            di cifre, se non altro in termini di prevalenza accordata (prima            pagina, pagine interne, trafiletto ecc)?</font><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">Bella domanda, me la sono fatta anch&#8217;io. Anzi, ce la siamo fatta in molti. La risposta &egrave; che l&#8217;approccio scandalistico alla notizia da parte di una parte della stampa italiana &egrave; purtroppo mera prassi quotidiana: la responsabilit&agrave; sociale &egrave; l&#8217;ultimo dei pensieri.</font><font size="2" style="font-style: italic;"><br /></font> </p>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2005 19:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stupefacente quanto siano poco rispettose delle differenze culturali alcune agenzie di pubblicit&#224;. In televisione &#232; in onda da un po&#8217; lo spot della Foxy Seta in cui un giovane imperatore cinese viene avvolto in morbida carta igienica. Alla faccia del rispetto per una cultura millenaria. E che dire delle donne indiane che ballano usando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="100" vspace="0" hspace="5" height="74" border="0" align="left" title="carta_igienica.jpg" alt="carta_igienica.jpg" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/image/carta_igienica.jpg" />E&#8217; stupefacente quanto siano poco rispettose delle differenze culturali alcune agenzie di pubblicit&agrave;. In televisione &egrave; in onda da un po&#8217; lo spot della Foxy Seta in cui un giovane imperatore cinese viene avvolto in morbida carta igienica. Alla faccia del rispetto per una cultura millenaria. E che dire delle donne indiane che ballano usando Rio Casa Mia in un misto di kitsch e banalit&agrave;? Ancora alla faccia del rispetto un&#8217;altra cultura millenaria. Forse i copywriter non si sono accorti che quanto pittorescamente rappresentano in questi spot dozzinali &egrave; ormai parte della realt&agrave; italiana: sono centinaia di migliaia gli immigrati di origine cinese o indiana. Passi che ormai il ruolo della televisione &egrave; ormai ridotto ad appiattire e banalizzare, ma queste sono veramente campagne pubblicitarie degne di essere avvolte nella loro morbida carta igienica (insieme alle fervide menti che le hanno ideate). </p>
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		<title>SEO ovvero la battaglia sui motori di ricerca</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2005 23:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un recente articolo pubblicato su SearchEngineWatch,&#160;Rob Key, presidente e CEO of Converseon, ha riaffermato l&#8217;importanza di monitorare la propria immagine sul web e di curarla: &#34;Se non vi definite, sar&#224; il vostro pubblico a definirvi&#34;. E questo &#232; proprio quello che nessun buon marcom manager vorrebbe mai che accaddesse. E quindi le parole di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="lente_ingrandimento.jpg" style="width: 115px; height: 86px" height="86" alt="lente_ingrandimento.jpg" hspace="5" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/image/lente_ingrandimento.jpg" width="115" align="left" border="0" />In un recente articolo pubblicato su <a href="http://searchenginewatch.com/searchday/article.php/3562126" target="_blank">SearchEngineWatch</a>,&nbsp;Rob Key, presidente e CEO of Converseon, ha riaffermato l&#8217;importanza di monitorare la propria immagine sul web e di curarla: &quot;Se non vi definite, sar&agrave; il vostro pubblico a definirvi&quot;. E questo &egrave; proprio quello che nessun buon marcom manager vorrebbe mai che accaddesse. E quindi le parole di Key sono sacrosante.</p>
<p>Sempre nello stesso articolo si riporta un esempio di come i blog possano effettivamente danneggiare l&#8217;immagine aziendale. Ad esempio se su Google si effettua una ricerca con parole chiave &quot;Walmart and unions&quot;, saltano fuori una serie di blog molto critici nei confronti dell&#8217;atteggiamento del colosso americano nei confronti dei sindacati. Ma ci viene detto che grazie a un&#8217;ottimizzazione dei propri contenuti Walmart &egrave; riuscito a piazzare una pagina ad hoc in seconda posizione nella ricerca incriminata, cos&igrave; da dire la sua e contrastare i blog che ritiene diffamatori.</p>
<p>Ma SearchEngineWatch ci avvisa anche che stare alla finestra non paga: bisogna essere proattivi. Dato che la miglior difesa &egrave; l&#8217;attacco, allora &agrave; la guerre comme &agrave; la guerre. Sembra che una parte della battaglia si giochi su comunicati stampa ottimizzati che possono piazzarsi bene sui motori di ricerca e quindi dare una bella mano alla comunicazione e al commerciale dell&#8217;azienda.</p>
<p>E alla fine l&#8217;asso pigliatutto: i blog. Dato che i blog si piazzano meglio dei siti aziendali, buttatevi sui blog: riformulate parte della comunicazione corporate in formato blog et voil&agrave;, ecco pronto un nuovo punto di forza della comunicazione.</p>
<p>La mia impressione? Le opinioni espresse in questo articolo hanno certamente un fondamento di verit&agrave;, ma mi sembra che a tratti ci si dimentichi che, al di l&agrave; dei piazzamenti nei motori di ricerca, i navigatori sono ancora dotati di una certa capacit&agrave; critica per riconoscere informazione utile da mera comunicazione commerciale. Vale a dire che credo che i navigatori non prendano per oro colato una fonte solo perché la trovano nelle prime posizioni: molto probabilmente la visiteranno, ma trarrarrano le loro personali conclusioni (almeno in Europa: chiamatemi pure idealista).</p>
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		<title>Ancora sul citizen journalism</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2005 22:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pubbliche relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho ricevuto parecchi commenti al mio post sul citizen journalism&#160;pubblicato in questo blog e sul Barbiere della Sera (Bds). Rispondo di seguito. Chi paga i citizen reporters di Ohmynews? E quanto? Per rispondere a questa domanda, vale la pena citare direttamente i dati proposti dall&#8217;ottimo articolo pubblicato su&#160;SFGate.com, che oltretutto analizza il fenomeno da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="laptop.jpg" style="width: 115px; height: 86px" height="86" alt="laptop.jpg" hspace="5" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/image/laptop.jpg" width="115" align="left" border="0" />Ho ricevuto parecchi commenti al mio post sul <a href="http://www.odello.it/blog/?p=24" target="_blank">citizen journalism</a>&nbsp;pubblicato in questo blog e sul <a href="http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=14269" target="_blank">Barbiere della Sera</a> (Bds). Rispondo di seguito.</p>
<p><strong>Chi paga i <em>citizen reporters</em> di Ohmynews? E quanto?</strong></p>
<p>Per rispondere a questa domanda, vale la pena citare direttamente i dati proposti dall&#8217;ottimo articolo pubblicato su&nbsp;<a href="http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/c/a/2005/09/18/MNG7LEPL151.DTL" target="_blank">SFGate.com</a>, che oltretutto analizza il fenomeno da un punto di vista socioculturale.</p>
<ul>
<li>ogni giorno sono circa 150 le storie inviate al sito;</li>
<li>i&nbsp;lettori possono effettuare piccole donazioni se gradiscono un pezzo: l&#8217;autore del pezzo critico nei confronti della corte costituzionale sudcoreana ha ricevuto donazioni addirittura per 30.000 dollari USA;</li>
<li>del sito vengono visitate da 1.7 a 2 milioni di pagine ogni giorno (con una punta di 25 milioni durante le elezioni presidenziali del 2002);</li>
<li>dal 2003 Ohmynews realizza profitti e quest&#8217;anno il fatturato previsto &egrave; di 10 milioni di dollari;</li>
<li>i lettori dell&#8217;edizione internazioale in inglese sono per il 36% nordamericani, per il 39% europei e per il 17% di paesi asiatici extra-Corea del Sud.</li>
<li>le fonti di fatturato sono pubblicit&agrave; per il 70%, servizi di syndication (servizi di agenzia) per il 20% e abbonamenti dei lettori a contenuti premium per il 10%;</li>
<li>gli autori dei pezzi, i <em>citizen reporters</em>, ricevono da 2 a 20 dollari per pezzo pubblicato, in base al merito;</li>
<li>il 76% degli autori sono uomini;</li>
<li>il 20% degli autori sono studenti di college, il 6% piccoli imprenditori;</li>
<li>il 73% degli autori hanno da 20 a 39 anni.</li>
</ul>
<p><strong>L&#8217;Europa avr&agrave; influenza sul fenomeno del citizen journalism in Italia?</strong></p>
<p>Leggo in un commento:</p>
<p><em>Se prende piede, probabilmente sar&agrave; l&#8217;Europa a dare una qualche regolamentazione che superer&agrave; di botto tutte le istanze corporative di una certa parte del giornalismo italiano. Se in Europa non prende piede, resta tutto come prima.</em></p>
<p>Personalmente non vedo ragioni per le quali la UE dovrebbe regolamentare il fenomeno. D&#8217;altronde &egrave; l&#8217;Italia la patria della regolamentazione tant&#8217;&egrave; vero che esiste un albo dei giornalisti: in Europa non esiste e non vedo perché dovrebbero decidere di regolamentare la nuova figura se non lo hanno fatto per quella tradizionale.</p>
<p><strong>Ma esiste o no il citizen journalism?</strong></p>
<p>Leggo in un commento:</p>
<p><em>Non credo che esista alcun citizen journalism, esiste pi&ugrave; semplicemente una libert&agrave; di parola garantita dalle Carte Fondamentali di alcuni Stati e di questa libert&agrave; usufruiscono i cittadini.</em></p>
<p>Non posso essere d&#8217;accordo. Secondo me il citizen journalism nasce certamente dalla libert&agrave; di parola garantita dalle democrazie, ma l&#8217;adesione di cittadini a progetti editoriali complessi e il loro attivismo indicano che per molti di loro &egrave; pi&ugrave; che un semplice esercizio di un diritto, &egrave; un fatto serio. Possiamo poi discutere ovviamente sull&#8217;efficacia e la professionalit&agrave; dei citizen reporters, ma siamo ben al di l&agrave; come mentalit&agrave; rispetto alle classiche &quot;lettere al direttore&quot;.</p>
<p>Comunque per togliere di mezzo ogni possibile dubbio c&#8217;&egrave; chi sostiene senza mezzi termini che il citizen journalism &egrave; nato ed &egrave; gi&agrave; morto. Condivisibile o no, ma certamente interessante: questo &egrave; il punto di vista di <a href="http://nml.ru.ac.za/menthol/?p=32" target="_blank">Vincent Maher</a>.</p>
<p><strong>E per saperne di pi&ugrave;?</strong></p>
<p>Trovo che l&#8217;argomento sia molto interessante, soprattutto per me che mi occupo delle relazioni esterne: un cambiamento drastico nella filiera di produzione della notizia significherebbe per chi fa il mio lavoro rivedere in modo sostanziale l&#8217;allocazione delle risorse della comunicazione. E allora mi riprometto di tornare sull&#8217;argomento. Intanto ringrazio i lettori del Bds per avermi segnalato altre fonti interessanti sull&#8217;argomento:</p>
<ul>
<li>
<div><a href="http://www.giornalismopartecipativo.it/">www.giornalismopartecipativo.it</a>;</div>
</li>
<li>
<div>&quot;Scusate se ho quindici anni &#8211; Biancavilla allo specchio: il blog internet del 15enne Vincenzo Ventura&quot;, pubblicato su <a href="http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=13903" target="_blank">Il Barbiere della Sera</a>&nbsp;(il blog citato nell&#8217;articolo si trova a <a href="http://www.biancavilla.splinder.com/" target="_blank">www.biancavilla.splinder.com</a>).</div>
</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>News settimanale</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2005 22:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[varie]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[news settimanale]]></category>

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		<description><![CDATA[Interessante questo &#34;News&#34;. L&#8217;ho comprato per la prima volta in aeroporto, per ingannare il tempo. Ma poi mi sono accorto che, nonostante una foliazione ridotta, &#232; un bel settimanale di servizio. In pezzi di poche battute si riesce a cogliere la sostanza delle notizie con alcune punte di approfondimento che spesso non si ritrovano su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="30" border="0" align="left" width="100" vspace="5" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/image/news_settimanale.jpg" alt="news_settimanale.jpg" style="width: 100px; height: 30px;" title="news_settimanale.jpg" />Interessante questo &quot;News&quot;. L&#8217;ho comprato per la prima volta in aeroporto, per ingannare il tempo. Ma poi mi sono accorto che, nonostante una foliazione ridotta, &egrave; un bel settimanale di servizio. In pezzi di poche battute si riesce a cogliere la sostanza delle notizie con alcune punte di approfondimento che spesso non si ritrovano su altri media. Inoltre gode di una grafica pulita e ordinata, il che non &egrave; male. In definitiva, rispetto ad altri settimanali, proprio perch&eacute; flash-news &egrave; pi&ugrave; efficace e preciso nel dare la notizia.</p>
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