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	<title>odello.blog &#187; pubbliche relazioni</title>
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		<title>Comunicazione non convenzionale: domande e risposte</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 23:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrea, laureando in Relazioni pubbliche e pubblicit&#224;, mi ha posto qualche domanda sulla comunicazione non convenzionale per la sua tesi. Gli ho fornito il mio punto di vista, ma sappiamo bene che la blogosfera &#232; terreno fertile per confronti di questo tipo. Le domande mi sono sembrate molto interessanti, lascio a voi le mie risposte. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea, laureando in Relazioni pubbliche e pubblicit&agrave;, mi ha posto qualche domanda sulla comunicazione non convenzionale per la sua tesi. Gli ho fornito il mio punto di vista, ma sappiamo bene che la blogosfera &egrave; terreno fertile per confronti di questo tipo. Le domande mi sono sembrate molto interessanti, lascio a voi le mie risposte. Voi, se avete tempo e voglia, lasciate i vostri commenti, credo potrebbero tornare molto utili ad Andrea (magari presentatevi brevemente, gli serve per contestualizzare le opinioni che riporta nella tesi).</p>
<div style="text-align: center;">* * * *</div>
<p><span style="font-weight: bold;">Secondo Lei, cos&rsquo;&egrave; la comunicazione non convenzionale?</span><br />E&#8217; tutta la comunicazione che non usa modalit&agrave; tradizionali e che spesso utilizza modalit&agrave; interattive e viral per propagarsi. Credo uno dei suoi caratteri principali sia proprio che trae la sua energia locomotrice dal soggetto con cui viene in contatto, che quindi non agisce passivamente, ma passa avanti questa comunicazione.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Come si definisce se una cosa &egrave; guerrilla oppure no? Esiste un confine tra pubblicit&agrave; convenzionale e non convenzionale o &egrave; solo una scelta di media?</span><br />A mio avviso esiste proprio in virt&ugrave; di quanto appena detto. Laddove c&#8217;&egrave; una comunicazione che trae la sua energia di propagazione dal contatto con l&#8217;utente, che vive grazie all&#8217;interazione con lui/lei, allora si pu&ograve; parlare di viral o guerrilla.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Quali sono i limiti della comunicazione guerrilla?&nbsp; </span><br />Dato il coinvolgimento dell&#8217;utente nella comunicazione, questo pu&ograve; decidere di farla morire o di trasformarla. Si presta di pi&ugrave; a una ridefinizione semantica. E&#8217; pi&ugrave; soggetta a una controguerrilla da parte dell&#8217;utente, a una rielaborazione di senso cos&igrave; come inteso in alcune teorie degli anni Settanta.<br /><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">La comunicazione non convenzionale prende lo spunto dalle&nbsp; teorie di Jay Conrad Levinson e dal suo primo libro </span><span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Guerrilla Marketing</span><span style="font-weight: bold;">. Lei crede che ad oggi ci sia ancora spazio per i guru della comunicazione?</span><br />Recentemente un comunicato stampa che ho ricevuto esaltava un &quot;guru della comunicazione&quot; come motore&nbsp; di un certo progetto di comunicazione. Esistono certamente menti geniali che sono un passo avanti nell&#8217;elaborare idee che spesso sono solo in embrione. &quot;Guru&quot; ha assunto negli anni un&#8217;accezione negativa che indica un soggetto incline all&#8217;autoreferenzialit&agrave;. Oggi invece stare in rete, non solo quella virtuale, soprattutto quella sociale, ascoltare e rielaborare &egrave; fondamentale. Al centro c&#8217;&egrave; lo scambio.<br /><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">E&#8217; corretto comprendere la comunicazione non convenzionale tra gli strumenti a disposizione di un&rsquo;azienda o di un&rsquo;agenzia oppure &egrave; semplicemente una moda? E se &egrave; semplicemente una moda quando finir&agrave; secondo Lei?</span><br />Ci&ograve; che oggi non &egrave; convenzionale viene usato come tale dai primi operatori della comunicazione, poi per praticit&agrave; viene standardizzato e utilizzato anche da attori dalla mentalit&agrave; molto convenzionale. Cos&igrave; diventa una pratica convenzionale. Non credo sia una moda, n&eacute; che finir&agrave;: semplicemente ci sar&agrave; la nascita di nuovi strumenti non convenzionali in sostituzione di altri convenzionalizzati.<br /><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">Alcuni ritengono che non tutti i prodotti siano &quot;comunicabili&quot; in modo non convenzionale. Lei crede che esistano beni specifici che possono essere comunicati in questo modo? Se s&igrave;, quali sono?</span><br />Onestamente credo che per ogni prodotto possa esserci una possibilit&agrave; di comunicarlo in modo non convenzionale. Lavoro nell&#8217;agroalimentare, settore molto tradizionale che basa molta della sua comunicazione normalmente sulla pubblicit&agrave;, sull&rsquo;attivit&agrave; fieristica e su un&#8217;attivit&agrave; molto convenzionale di relazioni pubbliche. Ma anche in un settore che potrebbe apparire a prima vista molto rigido si stanno moltiplicado i casi di marketing non convenzionale. Molto utili sono state le contaminazioni con la blogosfera, i tentativi di disintermediazione, per esempio i produttori come Gianpaolo Paglia di Poggio Argentiera, ma con lui altri, che hanno messo la faccia prima della bottiglia, risemantizzando i propri prodotti.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Secondo Lei, anche il pubblico di riferimento deve essere &quot;adatto&quot; per ricevere comunicazione guerrilla?</span><br />Dipende da come &egrave; strutturata la comunicazione. Ma credo che fondamentalmente il pubblico medio sia pronto per la guerrilla. Forse alcune fasce di pubblico sono ancora da raggiungere in modo pi&ugrave; convenzionale. Mi viene in mente in particolare una certa fascia di pubblico nel wine&amp;food che non potr&agrave; che essere raggiunta da un certo tipo di comunicazione esercitata attraverso certe riviste specifiche.<br /><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">Secondo Lei la comunicazione non convenzionale pu&ograve; essere recepita da certe persone come truffaldina o ingannevole? Dov&#8217;&egrave; l&#8217;etica nell&#8217;organizzazione di pseudo-eventi?</span> <br />Forse la gente comune potrebbe percepire maggiormente ingannevole una comunicazione non convenzionale perch&eacute; ne conosce meno i meccanismi, mentre su quella convenzionale ormai &egrave; rodata e sa come relazionarsi con essa. Ma tornando alle teorie della resistenza degli anni Settanta di cui sopra, sono convinto che la gente esercita comunque un controllo sul messaggio, arrivando perfino a mutuarne solo la parte a proprio favore. Nel caso degli eventi ad hoc, non pseudo-eventi perch&eacute; comunque sono eventi, credo che la gente possa parteciparvi e distinguere, anche inconsciamente, il prodotto dall&#8217;evento, addirittura rifiutare il legame tra l&#8217;esperienza e il brand e godersi solo l&#8217;evento in quanto tale.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Esistono case study di aziende che hanno creato brand ora molto forti ad un costo prossimo allo zero con campagne di stickering. Crede che sia un esempio felice e unico oppure &egrave; una via percorribile?</span><br />A mio avviso, tutte le iniziative che nascono dall&#8217;ingegno e vengono coltivate con pazienza e intelligenza possono divenire storie di successo.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Qual &egrave; secondo Lei l&#8217;azienda cliente ideale per la pubblicit&agrave; non convenzionale? Una startup, una PMI o una grande azienda? Le multinazionali pachidermiche possono avvantaggiarsi con tecniche di guerrilla advertising o sono di fatto tagliate fuori?</span><br />Lavoro in una societ&agrave; di consulenza la cui funzione &egrave; fornire servizi avanzati di analisi sensoriale. E&#8217; un praticamente un think tank, un gruppo di professionisti di diversa estrazione che elabora idee e le sperimenta per proporre soluzioni ai propri clienti, spesso per anticiparli sui loro bisogni futuri. Questo solo per dire che ritengo la PMI il terreno ideale per iniziare a parlare di concetti nuovi e a sperimentarne le applicazioni. Una startup potrebbe essere troppo immatura nella relazione con il cliente a meno che non sia fondata da persone di esperienza. Le multinazionali della comunicazione soffrono di gigantismo, hanno grandi risorse ma anche grandi limiti, chi vi lavora ha meno margine di manovra, le gerarchie sono pi&ugrave; severe. E&#8217; normale in aziende con migliaia di dipendenti. La loro capacit&agrave; sta soprattutto nell&#8217;ascoltare e osservare, riproponendo in grande quanto altri sperimentano a livello pi&ugrave; micro.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Come reputa la situazione della pubblicit&agrave; non convenzionale in Italia? In un paese dove la promozione &egrave; ancora volantinaggio c&#8217;&egrave; qualche speranza?</span><br />Non credo esista una pubblicit&agrave; non convenzionale. La pubblicit&agrave; &egrave; convenzionale per sua natura, ha tecniche e stili. Se parliamo di comunicazione non convenzionale, credo che siamo indietro come capacit&agrave; di osare. Molta della nostra comunicazione &egrave; stereotipata e affidata a modelli che forse oggi funzionano sempre meno perch&eacute; non puntano a un vero coinvolgimento dell&#8217;utente finale, ma cercano la mera persuasione. Questo &egrave; particolarmente vero nell&#8217;agroalimentare che nel nostro paese &egrave; un settore fondamentale per l&#8217;economia e molto indicativo del modo in cui si fa comunicazione. Nella mia esperienza quotidiana noto da parte di molti clienti comunque un certo grado di interesse per le modalit&agrave; non convenzionali di affrontare la comunicazione. Poi molti pensano ancora all&#8217;evento con il testimonial, ma la speranza &egrave; l&#8217;ultima a morire</p>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 15:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recentemente ho lanciato una provocazione: ma &#232; veramente utile per le aziende italiane essere 2.0, vale a dire ricercare trasparenza e utilit&#224; nel contatto con il cliente? Qui e su [mini]marketing alcune risposte interessanti. Per il mondo del vino da Gianpaolo Paglia una riflessione sull&#8217;attitudine dei vignaioli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente ho lanciato <a href="http://www.odello.it/blog/index.php/2007/11/il-web-20-e-veramente-unopportunita-per-le-aziende/">una provocazione</a>: ma &egrave; veramente utile per le aziende italiane essere 2.0, vale a dire ricercare trasparenza e utilit&agrave; nel contatto con il cliente? <a href="http://www.odello.it/blog/index.php/2007/11/il-web-20-e-veramente-unopportunita-per-le-aziende/#comments">Qui</a> e su <a href="http://www.minimarketing.it/2007/11/e-ora-la-buona-notizia.html">[mini]marketing</a> alcune risposte interessanti. Per il mondo del vino da Gianpaolo Paglia <a href="http://poggioargentiera.simplicissimus.it/2007/11/ma-i-vignaioli-sono-gia-20-e-non-lo-sanno.html">una riflessione</a> sull&#8217;attitudine dei vignaioli.</p>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 12:41:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da questo post di [mini]marketing sta scaturendo uno scambio interessante. Che mi ha portato a dire:Ma siamo certi che non si stava meglio quando si stava peggio? Si tratta ovviamente di una provocazione, ma stavo riflettendo sull&#8217;esaltazione del web 2.0. Le aziende vogliono veramente &#34;conversare&#34; con i propri clienti? A me sembra che molte subiscano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da questo post di <a href="http://www.minimarketing.it/2007/11/e-ora-la-buona-notizia.html">[mini]marketing</a> sta scaturendo uno scambio interessante. Che mi ha portato a dire:<br /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Ma siamo certi che non si stava meglio quando si stava peggio? Si tratta ovviamente di una provocazione, ma stavo riflettendo sull&#8217;esaltazione del web 2.0. Le aziende vogliono veramente &quot;conversare&quot; con i propri clienti? A me sembra che molte subiscano questo cambiamento e cerchino delle modalit&agrave; pi&ugrave; meno standardizzate per gestire il rapporto con il cliente. Parlare, spiegare, comunicare costa. La gestione del contatto &egrave; sicuramente molto onerosa e quindi sicuramente a molte aziende interessa ben poco. Me ne sto rendendo conto perch&eacute; sto sto realizzando un pezzo sui customer care dei big players nel mondo del caff&egrave; e i riscontri che ho avuto non sono incoraggianti. E se l&#8217;atteggiamento dell&#8217;aziende non &egrave; costruttivo, che vantaggio ne ricaveranno i consumatori? Anzi, non si rischia che le aziende siano sommerse di richieste inutili da consumatori rompipalle che hanno tempo da perdere e non riescano poi a seguire i casi veramente importanti? Solo una provocazione ovviamente, ma ragionata.</span></p>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 00:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci si lamenta spesso dell&#8217;improvvisazione nel settore delle relazioni pubbliche e delle relazioni con la stampa. Si ripetono, a ragione, le solite parole: oggi chiunque abbia una connessione Internet si mette a scrivere comunicati e spacciarsi per un professionista delle RP. Constantin Basturea non nega certo il fenomeno, ma trasforma la minaccia in opportunit&#224;: This [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si lamenta spesso dell&#8217;improvvisazione nel settore delle relazioni pubbliche e delle relazioni con la stampa. Si ripetono, a ragione, le solite parole: oggi chiunque abbia una connessione Internet si mette a scrivere comunicati e spacciarsi per un professionista delle RP<span style="font-weight: bold;">. </span><a href="http://blog.basturea.com/archives/2007/11/05/new-pr/">Constantin Basturea</a> non nega certo il fenomeno, ma trasforma la minaccia in opportunit&agrave;:</p>
<p><span style="font-style: italic;">This is our chance to make people understand that public relations is not about spamming journalists with pointless press releases, or about controlling the information, or&hellip;. [add your pet peeve here]. This is our opportunity to show that we have a role, one that goes beyond what has been traditionally assigned to us (from town crier or steward to traffic manager and conductor), and to (re)define it.</span></p>
<p>Condivido appieno questo punto di vista. Certo che non &egrave; un piacere ricevere mail come quella che si &egrave; trovato tra le mani <a href="http://pr-blues.blogspot.com/2007/11/riceviamo-e-volentieri-pubblichiamo-new.html">Enrico</a> (ma una proposta analoga &egrave; arrivata anche a me). Ma sono certo che i clienti, almeno quelli che contano a livello di budget potenziale da investire nel settore, impareranno sempre pi&ugrave; a discriminare nell&#8217;offerta di questo mercato oggi cos&igrave; torbido. Questo se sempre pi&ugrave; addetti decideranno di lavorare in modo serio e responsabile, facendo il bene della propria attivit&agrave; e del settore intero.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Comunicazione a singhiozzo</title>
		<link>http://www.odello.it/blog/index.php/2007/05/164/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2007 22:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[pubbliche relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[MarketingPark individua le cause di una possibile comunicazione saltuaria da parte di un&#8217;impresa: risparmio/budget scarsi; cattiva gestione dell&#8217;immagine/del marketing; inesperienza; tradizioni/consuetudini; sottovalutazione delle ricadute. Vi lascio al lungo e interessante post di MarketingPark per la disamina di questi punti. Ne aggiungo uno per quanto riguarda la comunicazione istituzionale: conflitti interni. Infatti non &#232; raro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marketingpark.blogspot.com/2007/05/leffetto-neon.html" target="_blank">MarketingPark</a> individua le cause di una possibile comunicazione saltuaria da parte di un&#8217;impresa:</p>
<ul>
<li>
<div align="justify">risparmio/budget scarsi;</div>
</li>
<li>
<div align="justify">cattiva gestione dell&#8217;immagine/del marketing;</div>
</li>
<li>
<div align="justify">inesperienza; </div>
</li>
<li>
<div align="justify">tradizioni/consuetudini;</div>
</li>
<li>
<div align="justify">sottovalutazione delle ricadute.</div>
</li>
</ul>
<p>Vi lascio al lungo e interessante <a href="http://marketingpark.blogspot.com/2007/05/leffetto-neon.html" target="_blank">post di MarketingPark</a> per la disamina di questi punti. Ne aggiungo uno per quanto riguarda la comunicazione istituzionale: conflitti interni. Infatti non &egrave; raro che la comunicazione di consorzi e associazioni si fermi, magari per un paio d&#8217;anni o pi&ugrave;, perch&eacute; all&#8217;interno si sviluppano lotte di potere che non permettono certo di progettare la comunicazione verso l&#8217;esterno (che, anzi, deve contenere i danni cercando di mostrare un&#8217;immagine di circostanza). E riprendere dopo il lungo sonno &egrave; poi molto ma molto duro. </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>RP, giornalisti, uffici stampa: quanta confusione nell&#8217;agroalimentare italiano</title>
		<link>http://www.odello.it/blog/index.php/2007/03/rp-giornalisti-uffici-stampa-quanta-confusione-nellagroalimentare-italiano/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2007 22:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ufficio stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Paolo Massobrio si lamenta nel suo blog del comportamento di alcuni uffici di relazioni pubbliche. Raccogliendo una coda di commenti che la dice lunga sulla confusione che regna nella comunicazione italiana, quanto meno in quella agroalimentare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo Massobrio si lamenta nel suo <a href="http://www.euronetonline.it/clubpapillon/blog.asp?2007313113918" target="_blank">blog</a> del comportamento di alcuni uffici di relazioni pubbliche. Raccogliendo una coda di commenti che la dice lunga sulla confusione che regna nella comunicazione italiana, quanto meno in quella agroalimentare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.odello.it/blog/index.php/2007/03/rp-giornalisti-uffici-stampa-quanta-confusione-nellagroalimentare-italiano/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Gli accenti e la buona comunicazione</title>
		<link>http://www.odello.it/blog/index.php/2007/01/gli-accenti-e-la-buona-comunicazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 19:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[pubbliche relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi piace leggere Wise Word, il blog di Dan Santow: utile per capire come scrivere meglio in inglese, comprendere meglio le regole di stile, imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Ma oggi mi trovo in disaccordo con quanto afferma Dan sull&#8217;uso degli accenti per le parole straniere in inglese: So here&#8217;s my advice: * For [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" vspace="5" hspace="5" height="224" align="left" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/Image/target.jpg" alt="" />Mi piace leggere <a target="_blank" href="http://wordwise.typepad.com/blog/">Wise Word</a>, il blog di Dan Santow: utile per capire come scrivere meglio in inglese, comprendere meglio le regole di stile, imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Ma oggi mi trovo in disaccordo con <a target="_blank" href="http://wordwise.typepad.com/blog/2007/01/accentuate_the_.html">quanto afferma Dan sull&#8217;uso degli accenti per le parole straniere in inglese</a>:</p>
<p><em>So here&#8217;s my advice:</em></p>
<p><em>    * For proper nouns, especially any place or anything you could find on a map (S&atilde;o Paulo), the names of plays, books, pieces of music, operas (G&ouml;tterd&auml;mmerung), etc., and people&#8217;s names (Ant&ocirc;nio), use the accent if you&#8217;re sure it&#8217;s proper to do so (S&atilde;o Paulo is always S&atilde;o Paulo, but Ant&ocirc;nio is sometimes just Antonio). If in doubt, don&#8217;t include the accent mark.<br />    * As for other words of foreign origin (foreign to English speakers at least), I&#8217;d follow Bill Walsh&#8217;s advice and axe the accent marks.</em></p>
<p>Quindi per i nomi proprio Dan terrebbe gli accenti, negli altri casi diamoci un taglio, in fin dei conti per gli anglofoni sono un inutile orpello dato che non li usano. Anzi anche per i nomi propri, se si &egrave; in dubbio, invece di controllare, evitiamo di usare l&#8217;accento e siamo a posto.<br />Ebbene, ci&ograve; che colpisce di questo passaggio &egrave; l&#8217;estrema faciloneria con la quale uno degli uomini chiave di una delle pi&ugrave; importanti agenzie di RP del mondo, la <a target="_blank" href="http://www.edelman.com/">Edelman</a>, liquida una questione culturale. Infatti gli accenti, al di l&agrave; della pura questione ortografica, sono una questione culturale perch&eacute; sono segni di una lingua che si &egrave; evoluta nei secoli e ha assunto una certa conformazione e struttura. Quindi tagliare accenti come fossero rami secchi mi sembra una risposta estremamente semplificatrice, tipica di una cultura, quella media americana, che si rivela efficiente perch&eacute; vive su poche efficaci regole ma che mi pare sempre pi&ugrave; in difficolt&agrave; nell&#8217;affrontare la complessit&agrave; del mondo.<br />E forse &egrave; da questa cultura che origina una comunicazione push che &egrave; efficace quando colpisce grandi masse amorfe, o si illude di farlo, ma si infrange sulla scogliera delle individualit&agrave; perch&eacute; non riesce a cogliere la differenza. Spaventa un atteggiamento di estrema semplificazione di ogni questione linguistica perch&eacute; la lingua &egrave; pensiero e il pensiero muove il mondo. Purtroppo mi sembra che molta della cultura americana sia basata su una tendenza alla riduzione ai minimi termini di ogni concetto, per renderlo pi&ugrave; digeribile, incurante che questa continua semplificazione porta all&#8217;atrofia di parti del pensiero e alla loro morte. Mettere un accento significa capire che il mondo, in definitiva l&#8217;obiettivo di ogni grande societ&agrave; internazionale di RP che dovrebbe quindi andare al di l&agrave; della propria tastiera americana. </p>
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		<title>Scrivere efficacemente in inglese / How to write effectively in English</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jan 2007 01:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[pubbliche relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Dan Santow lavora in Edelman. Qualche anno fa inizi&#242; a inviare ai colleghi della sede di Chicago consigli per scrivere efficacemente in inglese: grammatica, uso della lingua e stile. Questi consigli si sono rivelati nel tempo cos&#236; utili che la lista di distribuzione si &#232; accresciuta enormemente: da tre anni ben 1.500 impiegati di Edelman [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img vspace="5" hspace="5" border="0" align="left" src="http://www.odello.it/blog/public/wp/Image/dan_santow.jpg" alt="" />Dan Santow lavora in <a target="_blank" href="http://www.edelman.com/">Edelman</a>. Qualche anno fa inizi&ograve; a inviare ai colleghi della sede di Chicago consigli per scrivere efficacemente in inglese: grammatica, uso della lingua e stile. Questi consigli si sono rivelati nel tempo cos&igrave; utili che la lista di distribuzione si &egrave; accresciuta enormemente: da tre anni ben 1.500 impiegati di Edelman su 2.400 ricevono regolarmente queste note. Ora sono disponibili a tutti grazie su <a target="_blank" href="http://wordwise.typepad.com/blog/">&quot;Word Wise&quot;</a>, il nuovo blog di Dan.</p>
<div> </div>
<p style="text-align: justify;">Tra le prime osservazioni di Dan, eccone <a target="_blank" href="http://wordwise.typepad.com/blog/2006/12/adverb_alert.html">una nuova che giudico particolarmente interessante</a>, riferita all&#8217;uso degli avverbi ma generalizzabile:</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="font-style: italic; text-align: justify;">Nel nostro lavoro tendiamo a condire con parole in pi&ugrave;, ma spesso, come in questo caso [quello del post] queste parole aggiuntive [gli avverbi] agiscono in realt&agrave; come luci che avvisano: mer*a in vista, mer*a in vista. Non lasciate entrare gli avverbi in una buona storia.</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="text-align: justify;">Attenzione quindi all&#8217;esagerazione. Credo che ci&ograve; valga molto anche per il caso italiano, in cui spesso i comunicati stampa risultano un po&#8217; burocratici (ci metto dentro anche i miei, che sono particolarmente a rischio occupandomi soprattutto della comunicazione di istituzioni e associazioni di imprese).</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ultima nota: l&#8217;inglese di Dan non &egrave; sempre perfetto, come d&#8217;altronde pu&ograve; capitare a tutti. Colpisce l&#8217;estrema calma con la quale corregge eventuali errori / sviste segnalati dai visitatori del blog.</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: center;">
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div> </div>
<div style="text-align: left;">
<div style="text-align: center;">* * *</div>
</div>
<div style="text-align: left;"> </div>
<div style="font-style: italic; text-align: justify;">Dan Santow works at <a target="_blank" href="http://www.edelman.com/">Edelman</a>. Some years ago he began to send to his colleagues in Chicago some notes on effective writing in English: about the grammar, the usage of the language and the style. During these years these tips have been greatly appreciated and the mailing list has been growing steadily. Nowadays Dan&#8217;s notes reach 1,500 colleagues out of the 2,400 Edelman&#8217;s employees. Now they are available  to everybody at <a target="_blank" href="http://wordwise.typepad.com/blog/">&quot;Word Wise&quot;</a>, Dan&#8217;s news blog. </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="font-style: italic; text-align: justify;">Among the first interesting tips, I have picked out <a target="_blank" href="http://wordwise.typepad.com/blog/2006/12/adverb_alert.html">the following one</a>:</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="font-style: italic; text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="font-style: italic; text-align: justify;">In our profession we tend to lard on extra words, but often, as here, those extra  words [adverbs] actually act like flares that warn &ldquo;bullsh*t ahead! bullsh*t ahead!&rdquo;  Don&rsquo;t let adverbs get in the way of a good story.</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="font-style: italic; text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="font-style: italic; text-align: justify;">A clear and useful advice: pay attention not to exagerate. This makes sense in Italy as well. Press releases in our country tend to be a little bit <span onclick="dr4sdgryt(event)">excessive</span> (I am talking about my press releases as well, they are particularly at risk as I work for institutions and corporate associations).</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="font-style: italic; text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="font-style: italic; text-align: justify;">A last note: Dan&#8217;s English is not always perfect, as it can happen to anybody. Dan is always ready to correct errors and typos pointed out by visitors. That is why his blog sounds so interesting to me.</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div> </div>
</div>
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		<title>Regali ai giornalisti / Presents to journalists</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Dec 2006 23:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[varie]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[pubbliche relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal blog di Toni Muzi Falconi (traduzione dall&#8217;inglese mia): &#34;Recentemente a Milano un collega ha tenuto una conferenza stampa per presentare un paio di sci. Ha dato ai partecipanti uno sci, impegnandosi a spedirgli il secondo a casa quando fosse apparso l&#8217;articolo!&#34;Considerazioni: se io fossi stato uno dei giornalisti presenti alla conferenza stampa mi sarei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2">Dal <a target="_blank" href="http://www.tonisblog.com/?p=125">blog di Toni Muzi Falconi</a> (traduzione dall&#8217;inglese mia):</font></p>
<p><span style="font-style: italic;"><font size="2">&quot;Recentemente a Milano un collega ha tenuto una conferenza stampa per presentare un paio di sci. Ha dato ai partecipanti uno sci, impegnandosi a spedirgli il secondo a casa quando fosse apparso l&#8217;articolo!&quot;</font></span><font size="2"><br style="font-style: italic;" /><br />Considerazioni:<br /></font></p>
<ul>
<li><font size="2">se io fossi stato uno dei giornalisti presenti alla conferenza stampa mi sarei sentito offeso nella mia dignit&agrave; professionale;</font></li>
<li><font size="2">credo che quest&#8217;azione violi tanto la deontologia del nostro lavoro di comunicatori, quanto quella dei giornalisti.</font></li>
</ul>
<p><font size="2">Gli omaggi si possono fare in una certa misura, ma non &egrave; corretto vincolarli all&#8217;uscita del pezzo. E&#8217; triste pensare che alcuni colleghi gestiscono le relazioni con la stampa in questo modo.</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: center;"><font size="2">* * *</font></div>
<p><font size="2"><span style="font-style: italic;">From <a target="_blank" href="http://www.tonisblog.com/?p=125">Toni Muzi Falconi&#8217;s blog</a>:</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /></font><font size="2" style="font-style: italic;">&quot;More recently in Milano a colleague held a press conference to present a pair of skis and gave participants one ski, committing to send the second one at home once the complimentary article had appeared!&quot;</font><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><font size="2" style="font-style: italic;">My thoughts on it:<br /></font></p>
<ul style="font-style: italic;">
<li>if I were a journalist I would feel insulted;</li>
<li>I think this action violates the deontology of PR as well as that of journalism.</li>
</ul>
<p><span style="font-style: italic;">You can give presents to a certain extent, but it is not fair to bind them to the publishing of articles. It is sad to see colleagues managing press relations in such a way.</span><font size="2"></font> </p>
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		<title>Condividere la mailing list: lo fareste? / Sharing the press mailing list: would you do it?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Dec 2006 00:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[pubbliche relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mio collega ha deciso di condividere la sua mailing list con un gruppo di colleghi esterni (che non lavorano per la stessa societ&#224;). Secondo lui il valore di un mailing stampa inteso come aggiornamento decresce del 10% al mese (cambi di e-mail e di numeri di telefono, nuove collaborazioni, spostamento di giornalisti da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mio collega ha deciso di condividere la sua mailing list con un gruppo di colleghi esterni (che non lavorano per la stessa societ&agrave;). Secondo lui il valore di un mailing stampa inteso come aggiornamento decresce del 10% al mese (cambi di e-mail e di numeri di telefono, nuove collaborazioni, spostamento di giornalisti da una redazione all&#8217;altra etc etc). Lui quindi ha dato tutto il suo mailing ad altri colleghi chiedendogli in cambio di aggiornare i contatti e di fargli avere gli aggiornamenti. Si tratta di un controllo incrociato operato da pi&ugrave; persone che dovrebbe garantire un mailing stampa sempre aggiornato. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate: fareste lo stesso?</p>
<p style="font-style: italic;">A colleague of mine has decided to share his press mailing list with a group of colleagues working outside of his company. In his opinion the value of a list is based on its being up-to-date and tends to decrease by 10% per month (e.g. because of changes in the e-mail addresses and phone numbers or because of journalists moving from one magazine to another and so on). Therefore he has given his mailing list to other colleagues asking them to update the contact information and send him back the updates. In this way a cross check should take place leading to an always up-to-date  press mailing list. I would like to know your opinion: would you do the same?</p>
]]></content:encoded>
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