You are currently browsing the odello.blog posts tagged: pubbliche relazioni


RP, giornalisti, uffici stampa: quanta confusione nell’agroalimentare italiano

Paolo Massobrio si lamenta nel suo blog del comportamento di alcuni uffici di relazioni pubbliche. Raccogliendo una coda di commenti che la dice lunga sulla confusione che regna nella comunicazione italiana, quanto meno in quella agroalimentare.

Gli accenti e la buona comunicazione

Mi piace leggere Wise Word, il blog di Dan Santow: utile per capire come scrivere meglio in inglese, comprendere meglio le regole di stile, imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Ma oggi mi trovo in disaccordo con quanto afferma Dan sull’uso degli accenti per le parole straniere in inglese:

So here’s my advice:

* For proper nouns, especially any place or anything you could find on a map (São Paulo), the names of plays, books, pieces of music, operas (Götterdämmerung), etc., and people’s names (Antônio), use the accent if you’re sure it’s proper to do so (São Paulo is always São Paulo, but Antônio is sometimes just Antonio). If in doubt, don’t include the accent mark.
* As for other words of foreign origin (foreign to English speakers at least), I’d follow Bill Walsh’s advice and axe the accent marks.

Quindi per i nomi proprio Dan terrebbe gli accenti, negli altri casi diamoci un taglio, in fin dei conti per gli anglofoni sono un inutile orpello dato che non li usano. Anzi anche per i nomi propri, se si è in dubbio, invece di controllare, evitiamo di usare l’accento e siamo a posto.
Ebbene, ciò che colpisce di questo passaggio è l’estrema faciloneria con la quale uno degli uomini chiave di una delle più importanti agenzie di RP del mondo, la Edelman, liquida una questione culturale. Infatti gli accenti, al di là della pura questione ortografica, sono una questione culturale perché sono segni di una lingua che si è evoluta nei secoli e ha assunto una certa conformazione e struttura. Quindi tagliare accenti come fossero rami secchi mi sembra una risposta estremamente semplificatrice, tipica di una cultura, quella media americana, che si rivela efficiente perché vive su poche efficaci regole ma che mi pare sempre più in difficoltà nell’affrontare la complessità del mondo.
E forse è da questa cultura che origina una comunicazione push che è efficace quando colpisce grandi masse amorfe, o si illude di farlo, ma si infrange sulla scogliera delle individualità perché non riesce a cogliere la differenza. Spaventa un atteggiamento di estrema semplificazione di ogni questione linguistica perché la lingua è pensiero e il pensiero muove il mondo. Purtroppo mi sembra che molta della cultura americana sia basata su una tendenza alla riduzione ai minimi termini di ogni concetto, per renderlo più digeribile, incurante che questa continua semplificazione porta all’atrofia di parti del pensiero e alla loro morte. Mettere un accento significa capire che il mondo, in definitiva l’obiettivo di ogni grande società internazionale di RP che dovrebbe quindi andare al di là della propria tastiera americana.

Scrivere efficacemente in inglese / How to write effectively in English

Dan Santow lavora in Edelman. Qualche anno fa iniziò a inviare ai colleghi della sede di Chicago consigli per scrivere efficacemente in inglese: grammatica, uso della lingua e stile. Questi consigli si sono rivelati nel tempo così utili che la lista di distribuzione si è accresciuta enormemente: da tre anni ben 1.500 impiegati di Edelman su 2.400 ricevono regolarmente queste note. Ora sono disponibili a tutti grazie su "Word Wise", il nuovo blog di Dan.

Tra le prime osservazioni di Dan, eccone una nuova che giudico particolarmente interessante, riferita all’uso degli avverbi ma generalizzabile:

Nel nostro lavoro tendiamo a condire con parole in più, ma spesso, come in questo caso [quello del post] queste parole aggiuntive [gli avverbi] agiscono in realtà come luci che avvisano: mer*a in vista, mer*a in vista. Non lasciate entrare gli avverbi in una buona storia.

Attenzione quindi all’esagerazione. Credo che ciò valga molto anche per il caso italiano, in cui spesso i comunicati stampa risultano un po’ burocratici (ci metto dentro anche i miei, che sono particolarmente a rischio occupandomi soprattutto della comunicazione di istituzioni e associazioni di imprese).

Un’ultima nota: l’inglese di Dan non è sempre perfetto, come d’altronde può capitare a tutti. Colpisce l’estrema calma con la quale corregge eventuali errori / sviste segnalati dai visitatori del blog.

* * *
Dan Santow works at Edelman. Some years ago he began to send to his colleagues in Chicago some notes on effective writing in English: about the grammar, the usage of the language and the style. During these years these tips have been greatly appreciated and the mailing list has been growing steadily. Nowadays Dan’s notes reach 1,500 colleagues out of the 2,400 Edelman’s employees. Now they are available to everybody at "Word Wise", Dan’s news blog.

Among the first interesting tips, I have picked out the following one:

In our profession we tend to lard on extra words, but often, as here, those extra words [adverbs] actually act like flares that warn “bullsh*t ahead! bullsh*t ahead!” Don’t let adverbs get in the way of a good story.

A clear and useful advice: pay attention not to exagerate. This makes sense in Italy as well. Press releases in our country tend to be a little bit excessive (I am talking about my press releases as well, they are particularly at risk as I work for institutions and corporate associations).

A last note: Dan’s English is not always perfect, as it can happen to anybody. Dan is always ready to correct errors and typos pointed out by visitors. That is why his blog sounds so interesting to me.

Regali ai giornalisti / Presents to journalists

Dal blog di Toni Muzi Falconi (traduzione dall’inglese mia):

"Recentemente a Milano un collega ha tenuto una conferenza stampa per presentare un paio di sci. Ha dato ai partecipanti uno sci, impegnandosi a spedirgli il secondo a casa quando fosse apparso l’articolo!"

Considerazioni:

  • se io fossi stato uno dei giornalisti presenti alla conferenza stampa mi sarei sentito offeso nella mia dignità professionale;
  • credo che quest’azione violi tanto la deontologia del nostro lavoro di comunicatori, quanto quella dei giornalisti.

Gli omaggi si possono fare in una certa misura, ma non è corretto vincolarli all’uscita del pezzo. E’ triste pensare che alcuni colleghi gestiscono le relazioni con la stampa in questo modo.

 

* * *

From Toni Muzi Falconi’s blog:

"More recently in Milano a colleague held a press conference to present a pair of skis and gave participants one ski, committing to send the second one at home once the complimentary article had appeared!"

My thoughts on it:

  • if I were a journalist I would feel insulted;
  • I think this action violates the deontology of PR as well as that of journalism.

You can give presents to a certain extent, but it is not fair to bind them to the publishing of articles. It is sad to see colleagues managing press relations in such a way.

Condividere la mailing list: lo fareste? / Sharing the press mailing list: would you do it?

Un mio collega ha deciso di condividere la sua mailing list con un gruppo di colleghi esterni (che non lavorano per la stessa società). Secondo lui il valore di un mailing stampa inteso come aggiornamento decresce del 10% al mese (cambi di e-mail e di numeri di telefono, nuove collaborazioni, spostamento di giornalisti da una redazione all’altra etc etc). Lui quindi ha dato tutto il suo mailing ad altri colleghi chiedendogli in cambio di aggiornare i contatti e di fargli avere gli aggiornamenti. Si tratta di un controllo incrociato operato da più persone che dovrebbe garantire un mailing stampa sempre aggiornato. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate: fareste lo stesso?

A colleague of mine has decided to share his press mailing list with a group of colleagues working outside of his company. In his opinion the value of a list is based on its being up-to-date and tends to decrease by 10% per month (e.g. because of changes in the e-mail addresses and phone numbers or because of journalists moving from one magazine to another and so on). Therefore he has given his mailing list to other colleagues asking them to update the contact information and send him back the updates. In this way a cross check should take place leading to an always up-to-date press mailing list. I would like to know your opinion: would you do the same?