Toni Muzi Falconi riprende in un suo post il tema dell’indipendenza della stampa italiana, allargando il tema a quello dell’indipendenza della stampa più in generale. Il tutto nasce da un articolo pubblicato recentemente da Il Riformista e segnalato anche dalla newsletter della FERPI. Tutto nasce dalla recente pubblicazione del libro/dossier di Giuseppe Altamore "I padroni delle notizie. Come la pubblicità occulta uccide il giornalismo" (Bruno Mondadori editore).
Il passaggio più interessante del pezzo è certamente questo:
Ricordiamo infatti che l’industria delle pr (70 mila persone impiegate in tutta Italia e 40 mila iscritti a facoltà rubricabili sotto l’etichetta "Scienza della comunicazione"), epicentrata soprattutto a Milano, è in rapporto di circa un addetto a tre rispetto ai giornalisti che lavorano nelle redazioni, che sono circa 20 mila. La fabbrica manipolata delle notizie sta tutta in questa proporzione, alimentata da un’infornata quotidiana di video o comunicati stampa veri o finti non fa nulla, notizie, informazioni, studi e sondaggi che poi la gente assorbe del tutto ignara, pompati a getto continuo nelle redazioni di giornali dagli uffici di pr e di comunicazione (non meno del 50% dell’informazione odierna dipende da questo rapporto).
Toni si chiede: ma da dove dobbiamo partire per migliorare la situazione? Quali sono i possibili rimedi? Io credo che dovremmo ripartire dall’insegnare a scuola a leggere i giornali, a fare capire agli studenti che vale la pena di pagare solo se l’informazione è di qualità. Perché altrimenti uccidiamo veramente la democrazia, foraggiando editori di quotidiani e riviste smaccatamente marchettare. Per spiegare meglio il mio pensiero riporto di seguito il commento che ho lasciato al post di Toni:
Being Italian I had the chance to go through the article quoted by Toni. There is actually nothing new under the sun: after just three years working in the RP field it is just a sad usual scenario.
I do not know when we began losing the independence of our press, but I am quite sure it is now almost completely lost. There are still journalist trying to provide the readers with real information, but I think they are heavily feeling the pressure of publishers. I can report you about the wine & food field, anyway I guess the situation elsewhere is almost the same.
I recently had the honour to host two journalists from the Svenska Dagbladet, the swedish second most important newspaper. They are going to issue a 7-page-cover-story on the white truffle of Alba. In Italy it would be almost impossible to cover a theme devoting seven pages to it. In Sweden you can because Swedish people do still buy newspapers: they find interesting and useful content in them. Swedish people are ready to pay for good information.
Italians became used to the idea that you do not have to pay for quality information, as they became used to the idea that you just turn off the TV and watch it for free because everything is paid by the advertising. Italians did lose the idea of quality information, in my opinion this was our school’s fault. Kids, boys and girls do not learn to read newspapers, nobody teaches them how important it is to listen to various sources of information and compare. They tell them: just turn on the TV, just listen to it.
These kids grow up thinking this is the only way they can get information. Just open a newspaper, just read it, do not ask yourself any question on what you are reading. In this way they do not develop the ability of appreciating and paying for quality information. "Marchette" and spins are welcome, nobody will take care of them.
E’ iniziata l’annunciata campagna dell’
Il primo settembre mi reco con la mia ragazza in stazione a Brescia per fare un biglietto del treno (l’avrei fatto su Internet ma non era possibile perché uno dei treni della tratta era un interregionale). Sono le 19 circa, entro e c’è una bolgia infernale. In pochi secondi scopriamo che tutte le quattro macchine self-service sono fuori uso. Gli sportelli sono quindi presi d’assalto. Prendiamo un kebab, torniamo a casa, mangiamo e ritorniamo in stazione sperando che le self-service siano state riattivate. Macchè, ancora tutto disattivato: perché non intervengono i tecnici dell’ICT? Non hanno la reperibilità? Intanto è rimasto un unico sportello aperto, la bolgia quindi si concentra su quello. Finalmente alle 21:30 usciamo con il biglietto. Scrivo un reclamo il giorno dopo a Trenitalia – Ferrovie dello Stato. E dopo più di un mese ricevo la risposta che ripubblico. La sola lettura evidenzia l’inutilità di un customer care che si limita ad ammettere le carenze dell’azienda. Leggere per credere, a destra in corsivo quello che ho capito io.